Niente pascolo, a volte stanno meglio in stalla (e lo dimostrano)

 

Ah… il pascolo… Ah… le mucche felici che brucano l’erba e passano le ore deliziate dai profumi dell’erba e dal battere d’ali degli uccellini festanti. La classica scenetta da spot pubblicitario, ma anche la visione che ha la stragrande maggioranza dei non addetti ai lavori (e praticamente di tutti i consumatori) di come dovrebbe essere l’allevamento della vacca da latte.

 

Ma loro, intendendo con loro le bovine, come la pensano?

 

Mi sembra interessante questa situazione, dove, in un’azienda di media montagna, attorni ai mille metri di altitudine, è stato possibile fare il confronto tra due estati consecutive, la prima con vacche al pascolo perché la vecchia stalla diventava un forno, la seconda con vacche nella nuova stalla, molto razionale, tetto isolato, legno, effetto camino, ampie finestrature, eccetera eccetera.

 

Ebbene, nell’estate passata in stalla (a parità di ogni altro fattore, e con un caldo che ha picchiato sodo in entrambe) le vacche hanno fatto oltre il 20% di latte in più, segno evidente che stavano meglio.

 

Perché è vero che il pascolo piace a chi guarda, ma alle vacche piace molto anche una bella stalla, fresca, con cuccette comode, gomma da calpestare, acqua e alimento a volontà da prendere con il minimo sforzo. Tutte cose che un bovino non disprezza, anzi.

 

L’alternativa del pascolo, infatti, prevede temperature che di giorno arrivano senza problemi ai 30 gradi e oltre, pendenze, rocce sporgenti, mosche e tafani a frotte, un certo senso di insicurezza che pone sempre, per animali timidi e col retropensiero del predatore sempre in agguato, uno spazio aperto.

 

Un animale non è un animalista: fa queste considerazioni e alla fine non di rado dimostra – se la stalla è fatta come si deve – di trovarsi meglio che su un pascolo.

 

Ovviamente questo non dimostra un bel niente, la zootecnia non è una scienza esatta. Ma, proprio per questo non ci sono dogmi o verità assolute.

 

 

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