Dal latte alla cravatta di seta Dop

 

 

Vero, manca l’effetto rima. Detto in inglese: from milk to silk fa tutto un altro effetto, ma accontentiamoci.

 

Il riferimento è a uno studio svedese, riportato da KTH, che ha verificato la possibilità di creare fibre di seta artificiale a partire da proteine contenute nel siero del latte.

 

Più che ai bachi da seta il riferimento è ai ragni e alla loro produzione di filamenti di eccezionale resistenza, filamenti che – appunto – potrebbero essere replicati a partire dal latte. Tutto ciò aprirebbe scenari assai interessanti nel settore dei materiali plastici alternativi e nella medicina rigenerativa.

 

Vediamo un po’.

 

Dei ricercatori dello Sweden KTH Royal Institute of Technology, congiuntamente a colleghi tedeschi del centro di ricerche DESY, hanno riferito di avere ottenuto delle fibre a partire da nanofibrille proteiche derivate da proteine contenute nel siero di latte.

 

Così come avviene in natura per la seta dei ragni o per i tessuti del muscolo i “mattoni” costitutivi sono dati da proteine. Lo stesso principio – spiegano i ricercatori  – può essere utilizzato per ottenere seta artificiale.

 

Un processo completamente naturale, senza utilizzo di solventi o altre sostanze chimiche.

 

In natura la costruzione di queste strutture avviene in seguito a processi evolutivi che hanno ottimizzato il complesso processo di costruzione delle molecole proteiche.

 

In laboratorio si è cercato di sfruttare la naturale proprietà delle molecole proteiche di formare ordinate fibrille delle dimensione di nanometri.

 

Queste fibrille hanno mostrato impressionanti proprietà di resistenza meccanica e praticamente infinite opportunità di utilizzazioni funzionali, spiegano i ricercatori.

 

La grande sfida è stata combinare questi mattoncini in maniera ordinata così da costituire dei materiali di dimensione macroscopica.

 

Di fatto sono stati infilati come perline su microscopici fili, mutuando quanto avviene per i ragni nella produzione dei loro filamenti.

 

Lo studio – spiegano i ricercatori svedesi – ha mostrato il potenziale di utilizzo della tecnica su larga scala, dato la semplicità sia delle materie prime di partenza che del processo.

 

Per i dettagli guarda qui e anche qua.

 

Tutto questo è solo un’ulteriore conferma che il latte può essere visto non solo come un alimento di grande valore nutrizionale, ma anche come un serbatoio di molecole di grande interesse per la chimica e l’industria, che potrebbero contribuire ad accrescere il valore del latte.

 

Ovviamente servono studi e ricerche, perché il forziere del tesoro resta sepolto se nessuno sa dove andare a cercarlo.

 

Tornando alla seta artificiale e al lavoro svedese, un’ultima osservazione: trattandosi di una seta artificiale ricavata a partire dal siero, si potrebbe immaginare con un certo realismo che, ad esempio, fatte le forme di Grana Padano o Parmigiano Reggiano, con quel che resta si passi alla produzione di seta artificiale, altrettanto Dop.

 

Certo, come e dove mettere il marchio a fuoco sarebbe un problemino di non poco conto.

 

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