Sessioni di cooling durante la giornata. Ma come la mettiamo col tempo che devono stare in piedi le vacche?

Questa è la domanda che viene spontanea allorché si considerano situazioni operative che – per ovviare allo stress da calore in situazioni di caldo e umidità – prevedono tempi fissi durante la giornata nei quale le bovine sono sottoposte a sessioni di cooling.

 

Sessioni di cooling costituite da fasi di bagnatura delle bovine alternate da fasi ventilazione. Dato che queste fasi prevedono che la bovina stia in piedi, sommando la durata di ciascuna fase di cooling 45-60 minuti con il loro numero nella giornata, l’obiezione che viene mossa è quella di sottrarre tempo in cuccetta alla bovina, che quindi potrà stare coricata meno del dovuto. In poche parole si toglierebbe benessere e si creerebbe un problema (quello del minor tempo in cuccetta) cercando di risolverne un altro (quello dello stress da calore).

 

È proprio così?

 

Non direi, almeno secondo una ricerca israeliana di alcuni anni fa (2012) mirata proprio a verificare una serie di aspetti di perfomance e benessere legati all’introduzione di queste sessioni di cooling.

 

Nella fattispecie lo studio  ha visto il coinvolgimento di 42 pluripare ad alta produzione, in una stalla israeliana.

 

Questo gruppo di bovine venne diviso in due gruppi, ognuno dei quali sottoposto a un differente schema di cooling, che prevedeva un maggiore e un minore tempo passato in piedi.

 

Nel primo gruppo le bovine venivano sottoposte (nell’area di attesa alla mungitura) a cinque sessioni di cooling, di 45 minuti l’una, con cicli di bagnatura di 30 secondi seguiti da 4,5 minuti di ventilazione a docce spente.

 

Nel secondo gruppo le sessioni di cooling erano invece otto.

 

Il tutto per un periodo complessivo di sessanta giorni.

 

Due volte la settimana (lunedì e giovedì) veniva registrata la temperature rettale e il ritmo di respirazione, alle 6.30 e alle 16.00. Automaticamente veniva poi registrato l’andamento della ruminazione e il tempo passato coricate in cuccetta.

 

Qualche risultato.

 

La temperatura rettale era inferiore nel gruppo delle bovine con otto sessioni di cooling rispetto a quelle con cinque sessioni. Per la precisione: 0,16°C nella misurazione del mattino; 1,08°C in quella del pomeriggio. Stesso andamento per la misura del ritmo respiratorio: 49,1 atti respiratori/minuto contro 54,6 per le bovine con otto sessioni di cooling rispetto a quelle con cinque.

 

Una differenza che si faceva particolarmente sensibile nelle misurazioni del pomeriggio (qui lo stacco era di 50,0 atti respiratori/minuto vs 83.0).

 

Sensibile anche la differenza per quanto riguarda l’assunzione di sostanza secca e la produzione di latte: la prima era maggiore del 9,3% e la seconda del 9,6% nel gruppo con otto sessioni di cooling rispetto all’altro (27,0 vs 24.7 e 40,1 vs 36,6 kg/giorno, rispettivamente). Nessuna differenza rilevata quanto a grasso e proteine nel latte.

 

Anche il tempo di ruminazione era superiore nel gruppo con otto sessioni di cooling rispetto a quello con cinque. Per la precisione del 7,4% maggiore (440,1 minuti/giorno contro 409,6).

 

E veniamo alla questione del tempo di riposo in cuccetta. Cosa ci dice la ricerca?

 

Anche se le bovine del gruppo con otto sessioni di cooling erano avviate tre volte in più nella sala di attesa e sottoposte a tre sessioni di cooling aggiuntive rispetto all’altro gruppo, con relativo tempo passato in piedi, in realtà passavano poi più tempo coricate in cuccetta rispetto alle bovine del gruppo con cinque sessioni di coling.

 

Per la precisione: 484,4 minuti/giorno contro 474,5. Non solo. Usavano anche molto di più del loro tempo “libero” (quello rimanente escludendo il tempo di mungitura e quello passato alla mangiatoia) coricate in cuccetta rispetto alle bovine con meno sessioni di cooling: rispettivamente il 52,0 % contro il 43,9%.

 

A questo punto arriviamo alle conclusioni dei ricercatori, che possiamo fare nostre: aumentando la frequenza delle sessioni di cooling da 5 a 8 giornaliere, per vacche da latte ad alte produzioni in un clima caldo e umido, si ha un miglioramento dell’assunzione di alimento, di produzione di latte, si abbassa la temperatura rettale e la frequenza respiratoria. Non solo. Le bovine con più sessioni di cooling passano anche più tempo coricate in cuccetta, pur dovendo passare più tempo in piedi rispetto alle altre.

 

Evidentemente tutto ruota attorno al maggior benessere complessivo (che si può leggere anche dal dato della produzione, dell’alimentazione, dei ritmi respiratori) derivante dal raffrescamento più efficace, che invoglia le bovine a passare più tempo in cuccetta coricate.

 

Questo è confermato anche a livello pratico.

 

Alcuni giorni fa vi avevo proposto l’esperienza di un allevatore che aveva impostato nella sua stalla un protocollo rigido di sessioni di cooling: sei durante la giornata, di un’ora ciascuno, con alternanza di bagnatura successiva.

Anche in questo caso non sono mancate le osservazioni critiche riguardo al tempo sottratto allo stare coricate in cuccetta, in seguito al convogliamento periodico nelle aree di cooling, dove stanno in piedi.

 

Senza misurazioni, ma con l’occhio attento dell’allevatore esperto, quello che si sottolinea qui è come, terminata la sessione di raffrescamento e liberate le vacche, tutte vadano poi a coricarci in cuccetta e ci restino molto tempo. Con eliminazione di tutti quei comportamenti tipici di una situazione di stress da calore, dal respiro affannoso allo stare in piedi nelle corsie all’apatia.

 

Guardate queste foto: questo è quello che avviene durante e finita la sessione di cooling.

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A ben vedere è esattamente quello che dice la ricerca israeliana.