Gravità del momento e legge di gravità

 

Sulla gravità del momento per chi produce latte niente da dire: è evidente. Questo però non significa che si debba sfidare un’altra gravità, intesa come legge di gravità, ossia quel fenomeno per il quale tutto quello che è in alto inevitabilmente cade a terra.

 

La sfida alla gravità trova tra chi produce latte molti entusiasti sostenitori. Per rendersene conto basta guardare certi fienili e, in particolare, le modalità di accatastamento dei balloni: e uno, e due, e tre… e poi ancora più su: ballone dopo ballone la muraglia cresce, pende, vacilla. Barcolla, ma non molla.

 

Almeno, così si spera.

 

Tutto questo non è solo un pericolo per chi frequenta i paraggi e i balloni di fieno deve recuperare per fare il carro. È anche un ostacolo alla corretta utilizzazione dei foraggi e alla massimizzazione della loro efficacia nutrizionale.

 

Quanto sia variabile la composizione dei fieni lo sa bene chi si prende la briga di fare analisi frequenti. Una variabilità che a volte sorprende nel suo andamento, perché non è solo una questione di tagli (e questo è anche comprensibile) ma, all’interno dello stesso taglio cambiano spesso le caratteristiche tra un ballone e l’altro, per non dire addirittura all’interno dello stesso ballone.

 

Del resto certe immagini sulle disponibilità minerali dei suoli, sulle loro caratteristiche, sulla presenza di umidità e ristagni indicano differenze anche in aree ridotte e questo si traduce, inevitabilmente, in diverse caratteristiche dei fieni. Dunque, non deve meravigliare che ogni ballone sia – quasi – una storia a sé.

 

Facciamo un passo indietro.

 

Soddisfare i fabbisogni nutrizionai di vacche da latte estremamente produttive è difficile, perché si deve garantire un corretto apporto di nutrienti macro e micro. Qui il segreto è la quantità esatta, ma anche la costanza.

E per essere costanti negli apporti bisogna conoscere esattamente quello che si mette nel carro al momento di preparare la razione.

Dunque, non basta dire tot kg di fieno: un quantitativo identico potrebbe portare alla bocca della vacca porzioni differenti di macro, ma soprattutto, di micro nutrienti.

 

Le cose cambiano se si conosce esattamente la composizione di quel che si sta usando. Dunque: i soldi per analizzare i foraggi prodotti non sono mai soldi buttati.

Ma non basta.

 

Quel che si è analizzato deve essere facilmente individuabile e recuperabile nel fienile. Ciò significa che ci deve essere un ordine quasi matematico nella disposizione di ogni taglio e si possa andare a prendere ogni ballone di quel che serve senza sfidare ogni volta la legge di gravità e rischiare disastrose slavine di fieno.

Perché altrimenti, di fronte a un caos instabile, si fa quello che si può e si prende quel che si riesce. Con tanti saluti alla precisione del razionamento.

 

La gravità del momento per chi fa latte non durerà in eterno.

La legge di gravità sì. Facciamocene una ragione.

 

 

 

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