Grassi saturi, un’analisi statistica e qualche banale considerazione

Lo studio, pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition,  intendeva verificare la correlazione tra l’assunzione di acidi grassi saturi e il rischio di malattie cardiache. Ossia: è vero che un’alta assunzione di acidi grassi saturi porta a un aumento del rischio?

 

Chi fosse interessato alla versione completa si può divertire su questo link. Quelli che vogliono andare subito al sodo passiamo alle conclusioni (riportate in un comunicato di Assolatte che sintetizza il lavoro), abbastanza sorprendenti.

 

E cioè: pur essendo forti consumatori di latte, formaggi e burro, gli abitanti dei Paesi Bassi hanno un basso rischio di problemi alle coronarie. Anzi, mano a mano che i loro consumi di prodotti lattiero-caseari aumentano si abbassa la loro probabilità di soffrire di coronaropatia ischemica. Così, almeno, dicono i dati statistici.

 

Nei soggetti al top per assunzione di energia dai grassi saturi dai latticini – continua infatti la sintesi di Assolatte – questo rischio diminuisce di ben il 17%. Al contrario, diminuendo i consumi di latticini e aumentando quelli di carboidrati ad alto indice glicemico e proteine animali, il rischio sale in modo significativo.

 

Gli autori dello studio, riporta ancora Assolatte, non si sono limitati a evidenziare l’associazione tra maggiore assunzione di grassi saturi dei prodotti lattiero-caseari e minor rischio di problemi alle coronarie, ma hanno anche cercato di analizzarne le ragioni.

 

L’analisi ha portato a ritenere che la riduzione del rischio cardiaco si deve, in particolare, agli acidi grassi saturi a media e corta catena (come l’acido butirrico, l’acido caprico, l’acido miristico, l’acido pentadecanoico e l’eptadecanoico), ben presenti in latte, latticini, burro e formaggi.

 

Una spiegazione che conferma ancora una volta il fatto che non tutti i grassi saturi sono uguali – conclude Assolatte – e non tutti hanno un medesimo effetto nell’organismo umano, ma dipendono dal cibo in cui sono contenuti.

 

Concludo con una nota a margine, anzi due.

 

La prima è che il nesso tra alimentazione e salute, e in particolare tra cibi di origine animale e salute, è complesso, e la verità va oltre le affermazioni a senso unico su ciò che fa bene e ciò che fa male (e ciò che fa male sta sempre da una parte).

 

La seconda riguarda la capacità che ha il mondo della produzione di latte in tutte le sue articolazioni di portare avanti tempestivamente la battaglia della comunicazione con argomenti seri. Come questo.

 

Argomento che, infatti, è stato portato all’attenzione generale da Assolatte, ossia dall’industria.

 

Produttori: non pervenuto.

 

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