Difficile galleggiare con un piede su un tronco e uno sull’altro

 

Avete presente la classica scena da film o da cartone animato: il personaggio cerca di tenersi in equilibrio sul fiume che va, stando in piedi su due tronchi. Bene, tenetela da parte che la riprendiamo alla fine.

 

Nell’incertezza di questa fase di passaggio tra un prima e un dopo, e soprattuto un “dopo” dai tratti inquietanti, l’esercizio più utile è quello di leggere i segni del tempo, cercando di capire come sarà il punto di arrivo del percorso.

 

Un primo punto certo è che, malgrado possa suonare beffardo in questi giorni, le prospettive del latte nel mondo sono buone: la popolazione cresce e, anche se meno velocemente del passato, la crescita di strati più abbienti nelle popolazioni di vari continenti (soprattutto Asia e Africa) continua.

 

Sono e saranno centinaia di milioni di nuove bocche da sfamare, ma bocche che chiedono un alimento più valido, gratificante e di “status” come quello dato da carne, latte e latticini. E, soprattutto, hanno soldi per pagarlo.

 

Certo, un conto è una situazione che si sta delineando, un altro è capire come il mondo della produzione di latte potrà inserirsi in questo scenario. Soprattutto perché la linea di tendenza nel medio e lungo termine non fa vedere gli scossoni e gli strappi verso il basso che ne segnano il percorso.

 

Sono proprio questi scossoni, dati dalla grande volatilità dei mercati, a rappresentare il pericolo di essere sbalzate per le aziende meno salde su queste montagne russe.

 

È comunque abbastanza chiaro che nei prossimi anni si distingueranno nel mondo della produzione due tipologie di aziende, sempre più differenziate tra loro.

 

Da una parte c’è il modello di stalla di grandi dimensioni, con prestazioni sempre più spinte (sia pure in un ambito dove sostenibilità ambientale, benessere e bassi consumi di farmaci saranno elementi dominanti) e continui investimenti per ottenere economie di scala e contenere sempre i costi di produzione, per essere competitivi in uno scenario definito dal prezzo mondiale del latte.

 

L’altro modello che si consoliderà sarà quello legato a produzioni con elevato valore aggiunto. Stalle orientate a sviluppare tutti quegli elementi (legati alla qualità della materia prima, ad aspetti nutraceutici, di benessere animale, produzione biologica, tipicità, collegamento col territorio) capaci di cogliere le richieste delle diverse nicchie di consumatori specifici. Sarà proprio la capacità di muoversi e innovare su queste direttrici a definire tenuta economica e capacità di restare sul mercato.

 

Questi due modelli potranno avvicinarsi o allontanarsi nel tempo, in funzione delle oscillazioni dei mercati, ma la tendenza alla divaricazione è chiara.

 

Così come chiaro deve essere per ogni imprenditore a quale modello fare riferimento tra i due, perché ognuno di essi presuppone strategie differenti.

 

Cavalcarli entrambi è come cercare di stare a galla su due tronchi diversi che galleggiano sul fiume. Quando sono vicini sembra facile, quando si allontanano diventa impossibile.

 

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