Latte italiano? Definiamolo

C’è un interessante gruppo su Facebook chiamato “Latte italiano: difendiamolo!” Si potrebbe immaginare un piccolo scambio di lettere per arrivare a un nome simile e, per come la vedo io, conseguente: “Latte italiano: definiamolo!

E’ un concetto che ho già considerato in altre occasioni, ma ci torno perché lo considero importante. Bisogna dare un contenuto oggettivo e il più possibile verificabile al concetto di latte italiano. In altre parole: bisogna non solo difenderlo, ma anche definirlo.

Cosa accomuna adesso il latte italiano? Semplicemente il fatto di essere prodotto in Italia. Poi ci sono tanti punti di forza, ma che sono sparsi qua e là, senza un’omogeneità, legati alla storia della singola azienda, alle sue scelte genetiche, agronomiche, alla gestione complessiva.

Ma niente che possa essere preso a denominatore comune del latte italiano nel suo complesso.

Se manca, bisogna trovarlo.

E non sottovaluterei l’efficacia dei social per costruire reti e connessioni in grado di trasformare, per certi versi, le tante aziende da latte in una rete che definisca una grande, unica, azienda.

Ad esempio definendo un programma di selezione omogeneo e finalizzato a un latte che sia latte da formaggio meglio di ogni altro. O definendo standard sanitari comuni, che fissino protocolli di lavoro, di gestione degli animali, di misure di biosicurezza comuni. Ancora, si potrebbe concordare un sistema comune di controllo e gestione del problema micotossine e così via.

Ci sarebbe una fase di preparazione, durante la quale ognuno mette in rete le sue idee e le sue proposte. Una fase successiva di elaborazione, con la messa a punto di un protocollo finale che indichi i punti salienti che contraddistinguono “Stalla Italia“, con un suo marchio e una sua attività dove si fa opinione pubblica.

Questo decalogo  (parametri di qualità del latte, quantità di farmaci, numero minimo di lattazioni in stalla, benessere, eccetera, eccetera) costituirebbero una sorta di anticipo di un grande disciplinare che definisce il latte italiano.

Naturalmente ci dovrà essere integrazione tra le aziende, con messa in comune di dati importanti: sulle produzioni foraggere, sugli acquisti, sulle scelte genetiche, sui formatori, sui consulenti, sugli obiettivi raggiunti, sulle prove fatte, sui risultati…

La novità è che in un mondo social, dove chi compra e chi vende è sempre più legato alla realtà che legge su Facebook, LinkedIn, Instagram, Twitter e via dicendo, si può partire senza aspettare che si muovano i papaveri della burocrazia, del sindacato, dell’associazionismo ancien régime.

Stiamo entrando in un mondo che fa a pezzi le mediazioni e accorcia le distanze.

È un problema ed è un’opportunità, dipende da che parte lo si guarda.

 

 

senza-titolomnhj

 

 

 

 

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