Fine asciutta a tutto silomais

Torniamo a parlare di asciutta e del fatto che si nascondano in questa fase di apparente tranquillità gestionale, in attesa della ripartenza della lattazione, molte possibilità per ridurre tanti problemi che possono manifestarsi poi.

 In questa azienda di 150 vacche in lattazione alle porte di Milano, ad esempio, hanno fatto un interessante lavoro sull’alimentazione in asciutta, che ha ridotto di molto l’incidenza delle chetosi e di altre problematiche post parto.

 Come spiega il veterinario-nutrizionista che la segue, il punto di partenza è stato osservare – come ha fatto – i corpi chetonici nel sangue prima del parto, una ventina di giorni prima. Nella convinzione che il problema cominciasse, in realtà, prima del parto.

Infatti, come spiega, “in asciutta chi cerca i corpi chetonici li trova”. Questo vuol dire una cosa chiara: la vacca negli ultimi 20 giorni di asciutta assume una quantità di energia insufficiente alle sue necessità. Le ragioni sono da attribuire alla diminuzione dell’ingestione da un lato e, dall’altro, a diete che di energia fermentescibile ne hanno, evidentemente, meno di quanto serva.

Così, dopo il primo mese di solo fieno, si è passati a una razione successiva con quantità crescenti di silomais, arrivando prova dopo prova, alla quantità attuale, stabilizzata  su circa 20 kg.

È stato eliminato il fieno, tagliando alla radice il problema sui contenuti di potassio. Ed è stata aggiunta della paglia macinata e un concentrato finito con le opportune integrazioni, per due kg dell’una e due kg dell’altro.

Con questo razionamento l’ingestione si è mantenuta buona e si è risentito meno negativamente delle fasi di maggiore presenza di animali nel gruppo di asciutta rispetto ai posti mangiatoia.

Laddove questo razionamento si è potuto differenziarlo ulteriormente tra manze e pluripare  i risultati sono stati anche migliori, spiega il nutrizionista.

 

D’accordo? In disaccordo? Tutto è opinabile, ma le esperienze  che danno risultati in casa d’altri è sempre bene conoscerle dato che possono insegnare qualche cosa anche in casa propria.

 

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