Aderire al piano per la riduzione della produzione?

 

 

 

Come già accennato giorni fa (clicca qui) è stata approvata dalla Ue una misura per il sostegno al reddito dei produttori di latte e per ridurre la quantità di prodotto sul mercato, al fine di sostenerne il prezzo.

 

 

Aderire? Non aderire?

 

Ho chiesto all’amico Massimiliano Paganini (paga17max@libero.it), libero professionista novarese che si occupa di assistenza tecnica nelle stalle da latte, un suo parere.

 

Ecco alcuni spunti.

 

“Come dato generale un primo aspetto da valutare è quello della limitatezza dei numeri coinvolti: c’è da vedere se l’esiguità dei numeri è sufficiente per un’azione significativa sui prezzi”.

 

“La riduzione della produzione può seguire quattro vie: l’eliminazione dalla mandria delle bovine meno produttive e problematiche (le vacche vuote con più di 200 giorni di lattazione, le vacche con cellule somatiche elevate e mastiti croniche, le vacche con zoppie gravi), la messa in asciutta anticipata degli animali con lattazione più lunga, la sostituzione del latte in polvere, se utilizzato, con il latte della stalla e la riduzione di una parte dei nutrienti, specialmente della quota proteica, prestando però attenzione a non sbilanciare eccessivamente gli apporti”.

 

“Qualunque sia la linea scelta, tuttavia, l’orizzonte deve essere strategico, e non estemporaneo. Il sostegno per la diminuzione della produzione ha validità, infatti, soprattutto se rientra all’interno di un piano aziendale dove la riduzione è prevista in modo permanente e non momentaneo e la sua funzione diviene quindi quella di un aiuto economico nella fase di transizione”.

 

 

“La riduzione della produzione di latte rivolta solo all’ottenimento del premio di 14 centesimi al litro nel periodo dei tre mesi risulta poco vantaggiosa o addirittura non conveniente e comunque più o meno limitata in relazione agli interventi effettuati”.

 

 

“Nella situazione attuale del mercato del latte che facilmente azzera o porta verso valori negativi l’utile dell’azienda, è probabilmente necessario cercare e attuare delle nuove strategie per dare continuità all’attività e questa misura di sostegno può essere un aiuto economico nell’affrontare adeguamenti e cambiamenti, ma le aziende dovrebbero già essere pronte con dei piani operativi da attuare in concomitanza con il periodo di sostegno; questa condizione è difficilmente verificabile”.

 

 

Un punto negativo sottolineato dal dr. Massimiliano Paganini è il sistema della misura di sostegno, che non offre la garanzia dell’importo perché se le domande sono superiori al budget disponibile ci può essere una sua riduzione: “Questa condizione non è accettabile nell’impostazione di qualsiasi business plan!”

 

Non solo, si rischia di partire con le misure prima di ricevere la comunicazione dell’importo finale.

 

“Visto il ridotto intervallo tra la presentazione delle domande e l’inizio del periodo di impegno è probabile che la comunicazione dell’importo finale della misura di sostegno arrivi in ritardo rispetto all’attuazione degli interventi la cui pianificazione è già in ritardo ora”.

 

 

“Probabilmente – conclude Massimiliano Paganini – l’utilità maggiore si avrà per le aziende a rischio di penalizzazione sul latte prodotto in più rispetto al 2015, prevista nei contratti con molte industrie e cooperative. Se questa clausola verrà effettivamente fatta valere (ci sono dei dubbi visto l’atteggiamento degli acquirenti nel periodo più recente, a causa della maggiore necessità di latte), questa può essere la strada per limitare una situazione fortemente penalizzante. Il problema rimane legato alle incertezze sia nei rapporti degli acquirenti sia nella gestione amministrativa della misura”.

 

Insomma, più ombre che luci. E un orizzonte di incertezza che rimane e mal si adatta a conteggi e ipotesi.

 

 

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