Le facili illusioni del latte spot

 

Basta guardare la linea del grafico per rendersi conto di quanto la rincorsa sia sostenuta e in crescita: dopo aver toccato il punto più basso ad aprile attorno ai 23 centesimi, da allora in poi il latte spot ha ingranato la ridotta e ha cominciato a inerpicarsi su una salita inarrestabile, sfiorando ora i 40 centesimi.

 

Sicuramente una buona notizia, perché il prezzo del latte spot è un dato oggettivo, pubblico e sicuramente associato e associabile al trend del latte.

 

Se il prezzo del latte spot sale, e sale così regolarmente, significa che chi ha informazioni sui prossimi mesi sa di aver di fronte una prospettiva di offerta in contrazione.

 

Dato che il latte spot non fa distinzione tra italiano ed estero, nel senso che considera le quantità disponibili e movimentabili sul mercato europeo, è un buon indicatore a livello continentale.

 

Detto questo, attenzione a non dare un significato che non ha al prezzo del latte spot. Ovvero, a sovraccaricare il suo significato dandogli un rapporto di parità su un ipotetico giusto prezzo del latte tout-court.

 

Lo spiegava benissimo ieri Alberto Menghi su Ruminantia: le quantità di latte coinvolte nella trattativa spot in Italia sono minime, frutto di trattative tra privati legate a necessità spesso contingenti, dalle quali possono scaturire – e infatti scaturiscono – prezzi che amplificano molto verso l’alto o verso il basso la tendenza del momento.

 

Per fare un esempio banale: se uno si prova la pressione in vari momenti della giornata o della settimana registrerà valori che possono oscillare anche di molto: se ha fatto una corsa, se sta riposando, se sta uscendo con l’amante (ovviamente parlo per sentito dire, figuriamoci), se sta spingendo il carrello della spesa al supermercato e via così banalizzando.

 

Certo, la “nuvola” di tutti questi valori esprime una tendenza, un andamento che è vicino al valore reale. Ma certo non si può prendere come valore significativo quello di qualche situazione limite.

 

Dico questo perché non è raro che il dato raggiunto dalla contrattazione spot venga sparato e amplificato come fosse un dato che rappresenta il prezzo di riferimento per il latte nella sua interezza.

 

Questo crea aspettative e speranze, magari anche un seguito dietro chi brandisce questo dato, ma non è la realtà.

 

Il prezzo del latte spot va preso per quello che è, e non è poco: una banderuola che muovendosi dà la direzione del vento.

 

E la direzione del vento, finalmente, sembra aver preso il verso giusto.

 

Attenzione, però. Sembra.

Stiamo coi piedi per terra. Perché, ad esempio, dopo quattro rialzi consecutivi, la corsa al rialzo del GDT  Index è finita e nell’asta di questa settimana è stato registrato un calo del 3 %, spinto giù dalla caduta del prezzo del latte in polvere, intero e scremato. Niente di drammatico, ma un segnale che il tunnel non è finito.

 

 

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