La nicchia che crea valore

 

Il comprensorio del Parmigiano Reggiano è per molti aspetti un’isola felice nel panorama della zootecnica da latte. Non solo quella italiana, ma addirittura mondiale. Un’isola che ha le carte in regola per continuare a garantire una redditività del latte decisamente superiore a qualunque altra realtà produttiva.

 

Il tutto poggia su una delle condizioni chiave per la creazione di valore: l’esclusività. Certo, servono qualità, tradizione, bontà, riconoscibilità, ma alla base deve esserci un numero chiuso, una quantità definita, un gap tra quanto chiede chi compra e quanto offre chi vende. Ovviamente a favore di chi vende.

 

Il Parmigiano Reggiano si trova in questa ottima situazione, aiutato anche dalla notorietà di un marchio che è tra i più noti e apprezzati a livello mondiale e primo tra i prodotti Dop.

 

Ma la capacità di creare valore il Parmigiano Reggiano l’ha dimostrata negli ultimi tempi anche con altre mosse intelligenti.

 

Una di queste riguarda senza dubbio le quote produttive, legate al produttore, che gli consegnano un valore reale e non carta straccia come è stato per le quote latte di recente memoria.

 

Una seconda mossa intelligente nella prospettiva di creare valore riguarda la modifica del Disciplinare con l’imposizione di animali nati e cresciuti nel comprensorio del Parmigiano Reggiano.

 

Immediatamente questo ha dato alle bovine del territorio un valore maggiore, creando possibilità di reddito supplementari per quelle stalle in grado di produrre una rimonta superiore alle necessità proprie e prosciugando invece gli acquisti di animali all’estero, ad esempio in Germania, per coprire le necessità della mandria laddove la rimonta prodotta era insufficiente.

 

Non è da escludere che si possano creare stalle – magari consociate tra più allevatori – dedicate alla produzione di rimonta da Parmigiano Reggiano. Animali che potrebbero essere marchiati come l’omonimo formaggio, perché come questo hanno un valore molto più alto per il semplice fatto di essere all’interno dell’isola felice.

 

Dunque creare valore si può, a partire da ciò che si ha.

 

Ma l’unica via, per un territorio come il nostro per tanti versi penalizzante per chi fa latte, è quella della creazione e del consolidamento (anche a colpi di marketing) di tante isole felici, agganciate a prodotti di qualità superiore.

 

Isole che, grazie alla loro esclusività, possono creare valore per chi c’è dentro. Certo, a scapito di chi resta fuori. La creazione di valore non è un processo democratico.

 

 

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