“All you need is love”, cantavano i Beatles…

 

All you need is love, cantavano i Beatles.

 

Se invece volessimo farne una versione bovina, il titolo più indicato sarebbe probabilmente: All they need is rest. E cioè: tutto quello di cui loro hanno bisogno è il riposo.

 

E con “loro” intendo le bovine, che hanno bisogno di lunghe ore di riposo: 12-14 giornaliere, secondo gli esperti.

 

E non sono poche e nemmeno sempre garantite.

 

Ci sono situazioni, anche in strutture di recente costruzione, che vanno infatti a ostacolare il soddisfacimento di questa necessità primaria della bovina.

 

Certamente le cuccette sono un punto critico: misure e forme inadeguate, presenza di ostacoli frontalmente (ad esempio pilastri o muri) che costringono la bovina a posizioni scomode e a movimenti innaturali per coricarsi o alzarsi sono ostacoli oggettivi.

 

Provate voi a dormire in un letto troppo piccolo, o troppo stretto, magari anche bagnato: se proprio dovete farlo lo farete, ma certo per meno ore di quanto non fareste qualora il letto fosse comodo e accogliente.

 

Ma anche se la cuccetta è perfetta (ammesso che esista una cuccetta perfetta) ci possono essere altre ragioni che ne sconsigliano alla bovina l’uso per le ore necessarie: ad esempio le alte temperature estive (magari in punti della stalla dove più di altri batte il sole in estate), una cattiva ventilazione (per insufficienza nel numero o nella disposizione dei ventilatori).

 

E fosse solo per la cuccetta.

 

C’è tutta la questione dei percorsi da e verso la zona di alimentazione: la larghezza insufficiente dei corridoi e delle corsie, la presenza di cul de sac dove le bovine più timide possono rimanere bloccate dalle bovine più aggressive.

 

Lo stesso per l’accesso agli abbeveratoi o alla mangiatoia, se le misure sono insufficienti e se c’è sovraffollamento nella stalla.

 

Più una bovina fatica a coricarsi, maggiore è lo stress per raggiungere l’agognato riposo, tanto più sarà restia ad alzarsi, sacrificando magari qualche accesso alla mangiatoia o all’abbeveratoio, e quindi mangiando e bevendo meno del dovuto.

 

Ovviamente c’è poi la questione della sala di attesa. Anche qui tempi troppo lunghi di attesa, oltre agli altri stress legati al caldo o alla vicinanza forzata, sono ore sottratte al riposo.

 

Ci sono inoltre  i disturbi delle bovine in calore, delle operazioni nella stalla degli operatori, i mille imprevisti di ogni giornata che alterano la quiete e la routine (ciò che la bovina ama di più) e disturbano il tempo del suo riposo.

 

Tutto questo – e certo non è tutto – spiega perché il tempo dedicato al riposo varia molto tra una stalla e l’altra e, anche nella medesima stalla, tra un capo e l’altro.

 

Così è possibile che le canoniche 12-14 ore siano un privilegio solo per una parte della mandria e non un diritto di tutte.

 

Una bovina che non rumina placidamente coricata trasforma meno alimento in latte ed è soggetta a molti più problemi sanitari, ad esempio podali.

 

Non sempre il problema è visto nella sua interezza e le impressioni che si ricavano nel tempo passato in stalla possono essere parziali.

 

Una soluzione pratica potrebbe essere una webcam posizionata nella stalla che registri H24 quello che succede.

 

Con calma si potrebbe di tanto in tanto prendersi del tempo e seguire – a velocità aumentata – quello che avviene quando in stalla non c’è nessuno.

 

Sicuramente si potrebbero cogliere indicazioni interessanti e magari correggere qualche criticità di cui non percepivamo la necessità.

 

Perché è vero che “All you need is love”, i Beatles non si discutono. Ma è altrettanto vero che “All they need is rest”.

 

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