Quali prezzi nel 2017? La parte grassa spinge, quella proteica frena

 

Nel suo rapporto di fine dicembre Rabobank fotografa la situazione dell’anno appena chiuso e fa alcune previsioni sul 2017.

 

La situazione generale, che si è definita con chiarezza negli ultimi mesi del 2016, è quella di una diminuzione complessiva della quantità di latte prodotta nel mondo.

 

Nella seconda parte del 2016 (rispetto al periodo analogo del 2015) la produzione di latte è diminuita di 2,6 milioni di tonnellate. In particolare hanno pesato le contrazioni produttive di Oceania ed Europa. Legate soprattutto a condizioni climatiche avverse in Nuova Zelanda e Australia; agli incentivi per ridurre la produzione in Europa. Solo gli Usa sono andati controcorrente in un panorama di produzione in contrazione.

 

Questa diminuzione complessiva del latte prodotto, insieme con una domanda mantenutasi vivace in Europa e Usa, ha portato a una riduzione delle quantità di latte e derivati sul mercato, con conseguente robusta crescita dei prezzi nella parte finale del 2016.

 

Per le difficoltà delle condizioni generali di produzione (soprattutto in Nuova Zelanda) e per la riduzione numerica delle mandrie da latte avvenute in molti Paesi nel 2016, Rabobank prevede una inversione di tendenza nei quantitativi di latte prodotti e, di conseguenza, una crescita delle disponibilità di prodotto sul mercato per gli scambi internazionali, solo nella seconda parte del 2017.

 

Questo, secondo l’analisi di Rabobank, creerà ancore nei mesi a seguire pressioni verso l’alto dei prezzi, sia pure con un andamento differenziato per le diverse componenti lattiero casearie.

 

Si nota infatti un trend nella domanda globale che – segnala Rabobank – segue due direzioni opposte. Cresce la domanda per la materia grassa, mentre si registrano surplus per le proteine, costituito dagli stock di latte scremato in polvere che pesano sul mercato.

 

Questo – spiega Rabobank – lo si vede nelle quotazioni del latte intero in polvere, che ha fatto segnare un recupero del 45% negli ultimi sei mesi del 2016 e si registra anche una crescita nella domanda di burro che sta spingendo verso l’alto i prezzi.

 

Quanto al possibile andamento del mercato nel 2017, Rabobank suggerisce alcuni punti chiave da monitorare con attenzione, perché da qui potranno scaturire novità in grado di condizionare quantità e prezzi.

 

Ad esempio le fluttuazioni monetarie. Un dollaro forte e che continua a rinforzarsi sulla spinta della crescita dell’economia americana e del rialzo dei tassi frenerà l’export Usa ma anche l’aumento dei prezzi in mercati internazionali denominati in dollari. Limiterà inoltre l’accessibilità ai prodotti lattiero caseari di importazione nei mercati emergenti, alzando l’asticella della soglia di accesso. Tutto ciò può avere un effetto frenante sulle dinamiche al rialzo dei prezzi.

 

Altro punto caldo è quello delle questioni ambientali, in particolare in Olanda, con la possibilità che siano imposte riduzioni al numero di capi presenti per le limitazioni alla presenza di nitrati e fosfati nel suolo.

 

Quanto alla Cina, Rabobank prevede un suo ritorno sui mercati internazionali con una previsione di crescita delle importazioni del 20%.

 

 

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