E se l’Unione europea fosse un morto che cammina?

 

Prendetela come una provocazione, e sicuramente lo è, ma l’avvento di Trump alla presidenza degli Stati Uniti rappresenta molto di più di quanto le caricature del circo mediatico hanno tracciato sino ad ora.

 

Segna simbolicamente l’inizio del crollo di un sistema di potere economico e politico mondiale globale fatto di intrecci tra élite finanziarie e di pensiero.

 

Queste hanno gradualmente estromesso Stati e popolazioni dalla cabina di regia del mondo, saldandosi sempre più organicamente con quelle strutture sovrannazionali che, di conseguenza, sono andate via via perdendo la loro connotazione originale, diventando sempre più autoreferenziali e governate da burocrazie potenti e sempre meno controllate dalle singole nazioni e, ancora meno, dai popoli.

 

E arriviamo alla Unione europea.

 

Qui purtroppo siamo di fronte a una entità sempre più lontana dal pensiero dei fondatori, ma perfettamente in linea con le esigenze del mondo globalizzato governato da pochi.

 

È un meccanismo impastato di retorica, debole coi forti e con i violenti, ma forte e arrogante con i deboli, sempre più fitto di norme e regolamenti che si moltiplicano in maniera ipertrofica, ma sempre più lontano dalla gente.

 

Soprattutto, l’Unione europea è una macedonia di Paesi che hanno interessi diversi, spesso contrapposti e il collante che li tieni uniti è solo la ricerca del massimo tornaconto, a spese dei partner.

 

Un conto è la retorica, un conto è la realtà.

 

Qualcuno ricorda un solo provvedimento europeo nel quale sia prevalsa una logica diversa?

 

No, perché ci vorrebbe un’anima, un’appartenenza ideale. Invece non c’è niente di tutto questo, perché l’anima, l’appartenenza ideale è stata buttata al macero per sostituirla con un politicamente corretto spinto spesso fin sulle vette estreme del grottesco.

 

L’Unione europea è una grassa vecchia signora, immobilizzata dalla sua stessa mole, sempre meno capace di capire cosa sta succedendo, che si guarda continuamente allo specchio e non sa guardare la realtà (e, quindi, non sa capirla) incapace di affrontare la minima novità che si affaccia all’orizzonte, che brucia ricchezza senza produrre movimento, come un motore imballato.

 

Come potrà cavarsela questa vecchia signora obesa, che se ne sta adagiata sulla crosta dell’establishment elitario, quando questa crosta comincerà a saltare e rompersi (già si avvertono scricchiolii), magari per l’azione del cuneo Trump?

 

Non tragga in inganno l’apparente solidità dell’istituzione e la schiera compatta dei ciambellani dell’informazione che la difendono a penna tratta: sono proprio le strutture più rigide a crollare prima, quando i popoli gli voltano le spalle, come insegna la fine dell’Unione sovietica.

 

Bisogna essere pronti e cominciare a pensare al dopo.

 

Oggi è sant’Antonio: meglio tenerselo buono.

 

 

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