Il clima che cambia e cambia anche le rese di mais e soia

 

Quali saranno le rese future di cereali, soia e mais? Potrebbero esserci dei problemi, se hanno ragione gli studiosi del Potsdam Institute for Climate Impact Research di Potsdam (Germania) che hanno curato questa ricerca, pubblicata su Nature Communcations. Se vi interessa la versione integrale andate qui.

Altrimenti questa è la sintesi che ha pubblicato oggi la rivista Mangimi&Alimenti.

 

I cambiamenti climatici potrebbe danneggiare seriamente il rendimento delle piantagioni di grano, soia e mais. Entro la fine del secolo, potrebbero infatti ridurlo rispettivamente del 20%, del 40% e del 50%.

 

Così dice il direttore dell’Istituto tedesco: “Sappiamo che le alte temperature possono danneggiare le colture, ma ora abbiamo una migliore comprensione di come avviene questo processo. Le nostre simulazioni informatiche si basano su solide conoscenze dalla fisica, della chimica e della biologia, oltre che su numerosi dati e algoritmi elaborati”.

 

Nel corso della ricerca – continua la sintesi di Mangimi&Alimenti – gli scienziati hanno realizzato diverse simulazioni del modo in cui la resa delle colture statunitensi potrebbe essere influenzata dai cambiamenti climatici causati dalle emissioni di gas serra. L’analisi ha dimostrato che, in futuro, le alte temperature potrebbero ridurre significativamente il rendimento di mais, grano e soia. Ogni giornata con temperature al di sopra dei 30°C potrebbe, infatti, determinare una riduzione del raccolto di soia e mais del 5%.

 

Inoltre, in base alle simulazioni, gli studiosi hanno concluso che se le emissioni inquinanti non verranno ridotte in modo consistente, entro la fine del secolo la produzione di grano diminuirà del 20%, quella della soia del 40% e quella del mais del 50%. E questi modelli non prevedono giornate con temperature superiori a 36° C: se queste dovessero presentarsi, il calo del rendimento dei raccolti sarà ancora più elevato.

 

Gli esperti – conclude la sintesi di Mangimi&Alimenti – osservano che questa situazione non danneggerebbe soltanto gli Stati Uniti. La riduzione delle rese nel Nord America provocherebbe un aumento dei prezzi di queste materie prime nei mercati di tutto il mondo, aumentando il rischio che si verifichino problemi di sicurezza alimentare nei paesi poveri.

 

Sarà così? I tempi sono lunghi, ma ciò non toglie che i cambiamenti climatici non sono una eventualità da prendere sotto gamba per tante ragioni. Tra queste anche l’approvvigionamento foraggero.

 

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