Un calcio al fosforo (per la vacca che ha appena partorito)  

 

 Dopo anni di studi e ricerche è diventato evidente che il postparto è la fase in cui si accumulano i problemi sanitari e si concentra il maggior consumo di farmaci di una stalla da latte.

 

Evidentemente in questo periodo c’è qualcosa che fa ammalare le vacche. Tuttavia, anziché capire cos’è questo qualcosa, si è finora preferito tamponare i danni che provoca: chetosi, mastiti, zoppie, endometriti, e via curando.

 

Da qualche anno è stato dimostrato che una causa importante delle magagne sanitarie è data dagli squilibri elettrolitici del postparto, la carenza cioè di micronutrienti come calcio, fosforo e potassio, che sono talvolta in eccesso quando la bovina è in asciutta, mangia e non fa latte, ma che vengono a mancare quando la stessa bovina dopo il parto produce latte e mangia poco o, addirittura, niente.

 

È il caso del metabolismo del fosforo, una delle questioni più dibattute degli ultimi anni, e per certi versi non ancora del tutto chiarita.

 

Di questo me ne ha parlato recentemente con un veterinario che si occupa di questi problemi da tempo, con tante vacche viste e curate.

 

“Per certi versi – mi ha spiegato – la carenza di fosforo della lattifera è come l’araba fenice: che ci sia, ciascun lo dice, dove sia, nessun lo sa. Da anni si abusa del fosforo in razione nel tentativo di risolvere i problemi più svariati, in particolare quelli di fertilità; un risultato lo si è sicuramente ottenuto, ma è stato quello di inquinare le falde acquifere e favorire la crescita delle alghe”.

 

Insomma, la bovina ha bisogno di fosforo, ma ancora oggi non viene dato come e quando serve.

 

“Dopo il parto – ha continuato il veterinario – per ragioni ancora ignote, la concentrazione del fosforo nel sangue rimane bassa per un paio di settimane. Se poi accade, come accade, che la bovina continua a mangiare poco e, come si dice in gergo, non parte, il fosforo viene a mancare del tutto e saltano fuori i problemi”.

 

“Sappiamo inoltre che c’è uno stretto legame tra l’ipocalcemia subclinica, l’inappetenza e la carenza di fosforo: se il calcio nel sangue è basso, rimane basso anche il fosforo, la vacca continua a non mangiare e si ammala.

 

La regola aurea per far partire bene le vacche pluripare è somministrare un etto di calcio per bocca quando partoriscono: in particolare, il momento ottimale per somministrarlo è l’inizio del travaglio”.

 

La carenza di fosforo – continua il nostro veterinario – peggiora l’inappetenza, compromette la funzionalità dei muscoli, causa immunodepressione e danneggia il fegato. Di solito però non viene diagnosticata, semplicemente perché non si vede: per vederla bisognerebbe fare un prelievo di muscolo e mandarlo al laboratorio, cosa che in stalla nessuno farà mai”.

 

“Anche la vacca a terra di solito è a corto di fosforo. È il caso tipico degli animali che sono accucciati, coscienti, ma non riescono ad alzarsi. In molti casi, 50 – 100 grammi di fosforo per bocca eviterebbero un viaggio al macello, ma è una cosa che quasi nessuno fa: da noi manca la cultura della somministrazione orale, che troviamo invece nei paesi del nord – Europa”.

 

Una chiacchierata intelligente (si parla pur sempre di fosforo) che non trascura qualche indicazione pratica.

 

“Il problema è che la carenza di fosforo si può compensare solo per bocca, non per endovena”, dice il veterinario. “I composti endovenosi contengono, per ragioni tecniche, pochissimo fosforo (qualche decina di milligrammi), mentre per compensarne la carenza ci vuole almeno mezz’etto di fosfati che, evidentemente, si possono dare solo per bocca. Dato che l’assorbimento per bocca è piuttosto lento, bisogna utilizzare prodotti fatti apposta e intervenire il prima possibile, altrimenti è inutile.”

 

Insomma, quando si tratta di calcio e fosforo ci sono alcuni punti basilari da ricordare e da rispettare:

 

  • le vacche hanno bisogno di un etto di calcio per bocca quando partoriscono, altrimenti non mangiano e ci si ritrova anche con una carenza di fosforo;
  • se una vacca che ha ricevuto il calcio il giorno del parto continua a non mangiare, ha bisogno di almeno mezzo etto di fosfati per bocca nei giorni successivi;
  • stessa cosa per la vacca a terra, sapendo che prima si rialza, meno si rovina le articolazioni e i muscoli e meno sono le probabilità che vada a finire al macello;
  • per somministrare fosforo, la via endovenosa è inutile.

 

La gestione degli squilibri elettrolitici del postparto è un argomento che sta attirando sempre maggiori attenzioni. Le relazioni tra calcio e fosforo, in particolare, sono alla base di una partenza della lattazione senza problemi.

 

Pensare che sia solo un problema di calcio (senza considerare il fosforo) equivale a dare un calcio alla bovina. E non nel senso minerale.

 

dsew

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