Benvenuti nella verità post lavorata

 

Non so se ne ho già parlato in passato, ma repetita Juventus, come disse un amico latinista alla conquista del quinto scudetto consecutivo dei bianconeri.

 

La questione è centrale quando si tratta di capire come le cose sono riportate e raccontate sui grandi mezzi di diffusione, in particolare nei filmati televisivi, spesso realizzati con registrazioni e riprese fatte sul posto e proposte poi all’uditorio come audaci reportage in campo nemico.

 

Per carità, niente da dire, se non fosse che spesso, tra la registrazione e la messa in onda c’è un segmento operativo fondamentale, strategico: la post lavorazione.

 

Già, perché si filma, si registra magari per ore ma poi si deve fare una sintesi, ridurre, come un brodo concentrato, per trasformare il tutto in pochi minuti di passaggio televisivo.

 

Ecco, è qui che la verità, che un po’ ingenuamente qualcuno continua a pensarla come dato oggettivo, diventa una verità post lavorata, ossia una post verità. Una post verità è però una cosa un po’ diversa dalla verità. Non dico la Verità, quella che chiede Pilato per intenderci, ma una semplice verità intesa come corrispondenza tra quello che c’è e quello che si racconta.

 

Il problema è proprio quel segmento della post lavorazione, nel quale tagliando e cucendo si può dire tutto o il contrario di tutto. E senza inventarsi niente, soltanto mettendo insieme in un certo modo quel che si è raccolto. Così da confermare una tesi ben definita.

 

 

Questo è molto efficace nei talk show televisivi e anche molto praticato.

 

Tornando a noi concludendo, la scena può essere questa.

 

Vi arriva il stalla il/la giornalista tal dei tali per la rete tal dei tali.

 

Una domanda, ad esempio,  è se si usino antibiotici in allevamento.

 

Voi rispondete con molto buon senso.

 

Qualcosa tipo: “Certo che usiamo antibiotici. Tuttavia lo facciamo sotto stretto controllo del veterinario, nei casi in cui non si può farne a meno e cercando di prevenire più che curare”.

 

Ebbene, se poi in onda va solo la prima frase: “Certo che usiamo antibiotici”, poi si stacca e si va con le immagini sui punti più orripilanti della stalla, zoomando adeguatamente sull’armadietto dei farmaci – dove tutto è regolare, ma serve solo per avere immagini ad effetto – , con una musica di sottofondo adeguata, per poi magari reiterare la frase “Certo che usiamo antibiotici”, non c’è da essere un genio per capire l’effetto che il filmato farà su chi ascolta ignaro dal divano di casa.

 

E la cosa divertente, si fa per dire, è che sarete stati proprio voi a dire che usate montagne di farmaci in stalla, con la vostra faccia e la vostra bocca. Una confessione vera e propria.

 

Cioè, voi avete detto esattamente l’opposto, ma quello che avete comunicato urbi et orbi è proprio il contrario.

 

Benvenuti nelle verità post lavorata.

 

 

 

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