Il selvaticamente corretto è una minaccia anche per i selvatici

 

Tra i tanti esempi di come la gestione dell’ordinarietà, per non dire della straordinarietà, nel nostro Paese sembri ispirarsi a una certa mancanza di lucidità (ovviamente non lo è, solo gente poco intelligente ha questa impressione) c’è la gestione della fauna selvatica.

 

Fauna selvatica tutelata e protetta in maniera tale da diventare un pericolo. Nutrie, lupi, cinghiali, e fermiamoci qui.

 

Dove sta la logica di una difesa a prescindere, di mille ostacoli a piani razionali di contenimento, di difesa sempre e comunque del selvatico?

 

La stessa logica di chi, per problemi ben superiori, usa l’ideologia per costruire la realtà di oggi e programmare quella di domani.

 

Ma l’esperienza insegna che la realtà è testarda, non si cura dell’ideologia e del pensiero astratto e, laddove chi deve prendere decisioni agisce con questo metro, la realtà crea situazioni che danneggiano tutti, anche coloro che in prima istanza si voleva tutelare.

 

Soprattutto c’è il problema di ibridazione nelle popolazioni selvatiche che sta diventando preoccupante e pericoloso. Per l’uomo, e va beh, è chiaro che questo interessa poco alla lobby del selvaticamente corretto, ma anche per gli stessi selvatici, che dall’ibrido sono emarginati nel loro ecosistema e rischiano di vedersela brutta.
Vale per il lupo, vale per il cinghiale, che ormai la fa da padrone e lo si trova ovunque, con danni enormi. Non solo alle coltivazioni e a chi con questo ci campa, ma anche per l’ignaro automobilista o il passeggiatore ignaro che vuol trascorrere un pomeriggio tra la natura.

 

sono lanciati in continuazione, ma senza risultato. Il selvaticamente corretto gode di appoggi che il mondo agricolo se li sogna.

 

L’ultimo allarme in ordine di tempo è quello di Confagricoltura Piacenza.

 

Enrico Chiesa, presidente di Confagricoltura Piacenza, ricorda come più volte Confagricoltura ha denunciato come l’insufficiente gestione della fauna selvatica stia generando gravi danni, non solo agli agricoltori, ma anche alla sicurezza della cittadinanza.

 

“Gli incidenti stradali, che si stanno verificando sempre più frequentemente, anche nelle zone periurbane, non fanno che evidenziare la scarsa efficacia dei piani di contenimento della fauna selvatica che ormai sempre più frequentemente si spinge anche nelle zone abitate”.

 

“I danni alle colture vengono risarciti in parte e non annoverano l’ammanco economico che la mancata produzione perpetra lungo la filiera, ma c’è, soprattutto, un problema di sicurezza per l’incolumità delle persone, anche dei privati cittadini che, ignari dell’esponenziale aumento del pericolo, rischiano continuamente anche durante il più tranquillo dei loro tragitti”.

 

“Ormai anche in pianura gruppi di ungulati si muovono nei campi, tutelati e liberi di fare quello che vogliono. Manca la protezione per gli uomini. Chi produce lavorando nei campi – ricorda Chiesa – chi impiega manodopera dovrebbe, non potendosi difendere, chiedere l’intervento di una scorta ogni volta che esce a perlustrare le colture!”.

 

“È una situazione paradossale che richiede il ripristino di un giusto equilibrio tra uomo e natura. I cinghiali che stanno proliferando oltremodo – sottolinea Confagricoltura – sono ibridi immessi per assecondare l’aspetto ludico della caccia in spregio dell’etologia e dell’ambiente. In generale il tema della fauna selvatica viene gestito in contrapposizione con quello della difesa delle colture, mentre gli imprenditori agricoli da centinaia d’anni permettono alla selvaggina di crescere e nutrirsi nei loro campi e da tempo si sentono presi in giro”.

 

 

 

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