Origano batte metano 1 a 0

 

I ricercatori dell’Università di Aarhus, in Danimarca, in collaborazione con Organic Denmark e un certo numero di partner commerciali (come riporta ScienceDaily), hanno iniziato un progetto di ricerca quadriennale per verificare se, quanto e come l’addizione di origano alla razione dei bovini possa ridurre la produzione di metano nel rumine e, di conseguenza, la sua emissione in atmosfera.

 

L’origano è da tempo al centro delle attenzioni dei nutrizionisti e dei nutraceutici per la sua ricchezza in oli essenziali e per i suoi effetti antimicrobici. Ma l’origano – spiega Kai Grevsen, Project manager e senior researcher del Dipartimento di Food Science – è anche uno strumento naturale per contenere la produzione di metano a livello ruminale.
Il metano ruminale non è desiderabile, dal punto di vista nutrizionale e ambientale (il suo effetto serra è 25 volte superiore a quello della CO2). È un “sottoprodotto” delle fermentazioni ruminali e la sua produzione può essere contenuta in diversi modi. Ma per i produttori biologici si tratta di sistemi non sempre consentiti o già in parte utilizzati, ma insufficienti. Da qui la necessità di esplorare altre vie con l’obiettivo della ricerca danese di tagliare del 25% delle emissioni di metano grazie a razioni all’origano.

 

 

Inizialmente si testeranno le emissioni di metano in speciali camere per la rilevazione di questo gas, in bovine fistolate a livello ruminale e intestinale la cui razione conterrà livelli differenti di origano. Contestualmente verrà valutato il comportamento delle bovine al modificarsi del livello di origano nell’alimento.

 

 

Il passo successivo sarà testare il comportamento sul campo legato all’aggiunta di origano in razioni di bovine allevate in stalle biologiche.

 

 

Non sarà considerato solo l’aspetto ambientale, legato alle emissioni di metano. La ricerca investigherà anche la composizione in acidi grassi, insieme a quello relativo all’aroma del latte, di bovine la cui alimentazione è stata integrata con origano.

 

 

La ricerca coinvolgerà anche importanti aspetti agronomici: per il successo dell’iniziativa – dice ancora Kai Grevsen – è essenziale sviluppare e coltivare una pianta che abbia la massima resa e la massima concentrazione in oli essenziali.

 

 

Il progetto investigherà anche le migliori modalità di coltivazione biologica dell’origano, le migliori tecniche per la sua fienagione e insilamento.

 

 

Il mercato dei prodotti lattiero-caseari – chiosa Kai Grevsen – è caratterizzato da una crescente disponibilità del consumatore a pagare di più per un latte con speciali caratteristiche o valori, specialmente nel settore delle produzioni biologiche.

 

 

L’orizzonte di riferimento è quello di creare linee di prodotto particolari, mirate a consumatori attenti all’ambiente e la ricerca va in questo senso.

 

 

Non solo per produttori biologici, tuttavia. Anche per i produttori convenzionali si fa sempre più stringente la necessità di mettersi al passo con le richieste ambientali e le emissioni di metano sono tra i temi in cima all’agenda.

 

 

 

nbbbb

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