Scrollarsi di dosso il senso di inferiorità

 

Poco più del 6% di share e 606mila spettatori: “Animali come noi”, nella sua prima puntata, ha fatto registrare questi risultati un po’ mosci. Considerando che in campo c’era la punta di lancia del giornalismo gggiovane, carino e senza paura, che doveva rivelare al popolo inconsapevole gli orrori del mondo di chi alleva, la cosa, restando ai numeri, non è stata certo un trionfo.

 

Tutto questo evidenzia alcuni aspetti che vale la pena sottolineare.

 

La grancassa mediatica del mondo variegato che contesta l’allevamento e la produzione animale è molto più rappresentata sui media di quanto le istanze che propone siano sentite dalla stragrande maggioranza della gente. Gente normale, intendo, che fa la spesa al supermercato o, magari, nei discount.

 

La stragrande maggioranza dei consumatori – ripeto, non la fighetteria culturale che, non solo in campo alimentare, vorrebbe che anche i poveri ragionassero come i ricchi, ovviamente però restando poveri per non intasare le località esclusive – la stragrande maggioranza dei consumatori, dicevo, vuole semplicemente alimenti buoni, sani, sicuri. 

 

Se davvero i cavalli di battaglia animalisti fossero in cima alle preoccupazioni della gente reale certe trasmissioni non sarebbero viste da quattro gatti, sempre gli stessi, che si dicono e ripetono le solite storie e, magari, ci credono pure.

 

La morale di tutto ciò?

 

Scrollarsi di dosso il senso di inferiorità, l’idea che per forza di cose l’agenda della comunicazione debba essere scritta da pochi illuminati che decidono cosa è bene e cosa è male, anche per quel che si mangia.

 

Che decidono i buoni e i cattivi già in partenza, mettendosi, ovviamente, loro dalla parte dei primi.

 

Il mondo dell’allevamento deve cambiare, questo è innegabile. Serve maggiore efficienza, bisogna ridurre il consumo di farmaci, serve benessere animale, si deve avere una produzione sempre più sostenibile e rispettosa.

 

Ma questo perché si deve, perché ogni attività economica deve evolvere per sopravvivere,  non perché lo dice qualche maestro – o maestra – di pensiero animalista.

 

Che poi, alla prova dei fatti,  non ha nemmeno tutto quel seguito che si crede.

 

testain3

 

 

 

 

 

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