Africa, irrigazione ed emigrazione: il collegamento c’è

 

Il tema dell’acqua è tra quelli che difficilmente lasceranno i primi posti nelle preoccupazioni di chi produce e nelle accuse di chi contesta.

 

Hanno ragione entrambi.

 

Chi produce deve avere ben chiara una situazione climatica che cambia, con eccessi che si alternano e creano quelle situazioni estreme che han fatto la fortuna di chi per primo coniò la frase: “Non ci sono più le mezze stagioni”.

 

Situazioni estreme che portano ad avere eccessi d’acqua meteorica, ma, soprattutto, periodi di siccità prolungati anche quando non ci dovrebbero essere.

 

Tutte situazioni – dalla prospettiva agronomica – che impongono una riflessione sull’uso dell’acqua in agricoltura, in particolare sulla necessità di rendere il più razionale ed efficiente in suo utilizzo.

 

Ma lo stesso va fatto per la pressione dell’opinione pubblica, che ha ormai incamerato questa idea di agricoltura (e zootecnia) come grandi dissipatori di acqua.

 

Ma la questione acqua riguarda tutto il pianeta, con zone del mondo dove l’uso razionale dell’acqua irrigua non è solo una questione da dibattere all’aperitivo, ma un reale fatto di vita o di morte (economica, sociale, fisica) di intere regioni, in particolare in Africa.

 

Come stanno sperimentando drammaticamente in questi mesi intere popolazioni nell’area del lago Ciad (o, forse sarebbe meglio dire: ex lago, dato che sta sparendo).

 

E proprio verso l’Africa e il vicino oriente si rivolge uno strumento messo a punto dallOrganizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite.

 

Si chiama WaPOR ed è capace di misurare l’efficacia dell’utilizzo dell’acqua in agricoltura (per approfondire vai qui).

 

 

Di che si tratta?

 

Tanto per cominciare è un data-base ad accesso libero e utilizza i dati satellitari forniti in tempo reale da Google Earth, per monitorare la produttività dell’acqua nei campi agricoli. Grazie a questo strumento, gli agricoltori potranno ottenere rendimenti più affidabili e ottimizzare i propri sistemi d’irrigazione.

 

WaPOR – come sintetizza la rivista Mangimi & Alimenti – consente di analizzare l’acqua utilizzata nei sistemi agricoli, generando prove empiriche su come potrebbe essere utilizzata in modo più produttivo. Nello specifico, elabora i dati satellitari e utilizza la potenza di calcolo di Google Earth per visualizzare mappe che mostrano la quantità di prodotti che si possono ottenere con ogni metro cubo di acqua utilizzata.

 

Le mappe possono essere aggiornate ogni dieci giorni e la loro risoluzione può andare da 30 a 250 metri.

 

Lo strumento fornisce valutazioni dettagliate che possono aiutare a monitorare il funzionamento di un insieme selezionato di sistemi di irrigazione. Inoltre, può favorire lo sviluppo di piani di modernizzazione.

 

WaPOR – conclude la nota di Mangimi & Alimenti – è stato sviluppato per aumentare la produttività agricola dei paesi che hanno pochi bacini fluviali e scarse risorse idriche. Pertanto, attualmente copre i paesi dell’Africa e del Medio Oriente che dovranno affrontare per primi siccità e scarsità d’acqua.

 

Ma presto saranno disponibili anche i dati relativi a Benin, Burundi, Egitto, Etiopia, Ghana, Giordania, Kenya, Libano, Mali, Marocco, Mozambico, Ruanda, Sud Sudan, Tunisia, Uganda, Cisgiordania, Striscia di Gaza e Yemen. A partire da ottobre, poi, i dati forniti saranno ancora più dettagliati e riguarderanno aree pilota in Libano, Etiopia e Mali.

 

 

 

 

 

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