Arrivano i sei mesi che salvano i conti della stalla (o li affossano)

 

Se si guardano i dati della maggior parte delle stalle italiane, almeno per una bella fetta di loro, quelli dei primi mesi dell’anno sono sempre buoni se non eccellenti.

 

Roba da fare invidia alle tanto decantate stalle americane o israeliane.

 

Continuasse così per i mesi seguenti sarebbe tutto molto bello e, soprattutto, ci sarebbero tanto latte e tante vitelle.

 

Ma le cose, a un certo punto, prendono una direzione diversa. Di colpo dal meglio delle stalle nel mondo si passa a numeri da stalle che arrancano e questo coincide con l’arrivo del caldo.

 

E i conti generali, che fino ad allora, presi nel loro parziale, andavano bene, iniziano a soffrire e cadere.

 

Questo perché c’è un dato di fatto ineliminabile: allevare vacche da latte in Italia è come farlo in due Paesi diversi, ognuno con caratteristiche proprie, nello stesso anno, nello stesso posto.

 

Significa che ogni allevatore deve essere bravo non una volta, ma il doppio, perché in realtà si trova a gestire due aziende, non una.

 

La prima, simile a quelle del nord Europa, dopo sei mesi diventa un’azienda in un Paese semitropicale, come giustamente sottolineato – per stare all’attualità spicciola – dalle palme e dai banani in Piazza Duomo a Milano.

 

In questa situazione è fondamentale che una stalla sia improntata alla massima versatilità.

 

In grado di far passare bene i sei mesi freddi, ma anche di essere un ambiente ottimale per i mesi caldi. Non dimenticando mai che il caldo comincia a essere un problema per le vacche ben prima che lo diventi per l’uomo.

 

Tutto il resto viene di conseguenza.  Ognuno può – e in genere ci riesce – trovare gli adattamenti gestionali, alimentari, sanitari, impiantistici per cambiare registro e passare dalla versione autunno-inverno a quella primavera-estate.

 

Conta molto anche l’approccio mentale: sapere che si devono gestire due aziende e non una sola, aiuta. Il pensiero al caldo e ai danni che fa deve essere l’ossessione a cui raffrontare – e se del caso, adattare – tutto il resto, per vedere se è adeguato alla sfida.

 

Per essere bravi in Italia bisogna essere bravi il doppio: per l’inverno e, soprattutto, per l’estate.

 

L’importante è non farsi sorprendere dal caldo e pensarci per tempo. Cioè adesso.

 

 

laurea

 

 

 

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