Agricoltura, eccellenze, sostegno: la grande presa per il cubo

 

Esatto, proprio così. L’impressione, alla luce dell’ultimo scherzetto fatto dal Governo con il taglio secco dei contributi per il cofinanziamento del Piano nazionale dei controlli sulla produttività animale svolti dalle Associazioni Allevatori (da 22,5 milioni a 7) suggerisce qualche riflessione amara.

 

Riflessione di cui il Fil Rouge (chi si ricorda Giochi senza frontiere? Una delle poche cose europee decenti, ovviamente chiusa perché, si disse, alimentava la conflittualità. Cielo, in che mani siamo finiti…) dicevo, di cui il Fil Rouge è una grande, geometrica, logaritmica, iperbolica presa per il cubo reiterata e sistematica di tutto un settore.

 

Settore all’interno del quale, a scanso di equivoci, non ci sono vergini che possono fare il lamento. Vero, di volta in volta c’è chi si ricicla e si costruisce verginità posticce, ma la sostanza è che ha sempre regnato un allegro marasma fatto di relazioni, amicizie, connivenze, interessi particolari e dove è sempre mancata una visione strategica.

 

Dove sta la presa per il cubo?

 

Ovvio, sta nella continua proclamazione di quanto l’agricoltura sia centrale per la nostra economia, nelle omelie a reti unificate sulle nostre eccellenze, sui miliardi e miliardi di Dop che fioriscono dall’ingegno italico, dalle ubertose pianure e dalle verdeggianti vallate.

 

Tutti, ovviamente, a seconda delle convenienze, pronti a prendersi il merito di questo e quello…

 

Merito?

 

E di cosa?

 

Di un sistema agro-zootecnico che naviga alla cieca, disunito, senza risorse, dove, dal ministero in giù, regnano contrasti, divisioni, guerre per fazioni?

 

 

Di pochi finanziamenti dati con altrettanto poche idee, ma tanta attenzione agli equilibri politici e relazionali?

 

 

Di opere strutturali strategiche indispensabili, penosamente carenti in una situazione di siccità endemica (vedi bacini di stoccaggio per l’acqua) per le quali non si trovano risorse, mentre se ne trovano senza problemi per sradicare masse di africani dalle loro terre e portarli (se va bene) a bivaccare nelle nostre città o a fare gli schiavi sottopagati nelle campagne (ovviamente vantandosi in tv di avere combattuto la piaga del caporalato)?

 

 

Di carriere costruite nell’andirivieni tra sindacato, associazionismo, altissima burocrazia pubblica?

 

 

Di un sistema di assistenza tecnica alle aziende che ha prodotto eccellenze umane di competenza e professionalità, costrette però ad andarsene per l’asfissia di tante interferenze?

 

 

Di un analfabetismo tecnico di ritorno che sta diffondendosi in tante stalle dove l’età media avanza in maniera preoccupante e dove la voglia di innovare e crescere è sepolta dall’apatia e dalla rassegnazione?

 

 

Eccetera, eccetera, eccetera.

 

 

Fermiamoci qui, per ora. Ci sarà modo di tornarci su.

 

 

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