Robot per l’alimentazione: le due domande

 

Come per tutte le novità che si affacciano sul mercato, tanto più se rivoluzionarie come nel caso del robot per l’alimentazione, la curiosità è accompagnata dalla diffidenza.

 

Una diffidenza che è nutrita dalla complessità della macchina e dall’entità dell’investimento, in primo luogo. Senza contare che, come tutte le novità rivoluzionarie, la prospettiva è quella di scardinare completamente – per riproporlo su un piano totalmente differente – una prassi gestionale consolidata nei decenni.

 

Niente di nuovo: tutta roba già vista con il robot per la mungitura: incredulità, diffidenza, sospetto (nutriti e consolidati, peraltro, da esordi tutt’altro che brillanti dei primi modelli nelle nostre stalle). Eppure ora i dati dicono che su dieci stalle nuove che si costruiscono nel mondo 8 sono con il robot. I robot (stazioni singole e applicati su sale a giostra) mungono in stalla piccole e in stalle con centinaia e centinaia di capi, con pascolo e senza pascolo, in ogni latitudine.

 

L’impennata nella curva delle installazioni, anno dopo anno, dimostra come la diffidenza degli inizi abbia lasciato spazio alla realtà di una macchina e di una modalità operativa ritenute normali, cancellando le domande e i dubbi iniziali.

 

Anche per quel che riguarda il robot per l’alimentazione – ne abbiamo parlato qui – si sta presentando la stessa situazione: pionieri coraggiosi che partono, molti che osservano, molti ancora di più che pongono alcune domande.

 

Due in particolare:

  • come la mettiamo con gli insilati?
  • come la mettiamo con il taglio di fieni e materiali fibrosi, assai presenti nelle nostre razioni?

 

 

Domande a cui hanno dato una risposta i tecnici della azienda che ha istallato in Italia 14 stazioni per l’alimentazione automatica, nell’incontro di alcuni giorni fa rivolto a opinion leaders del settore zootecnico.

 

Partiamo dagli insilati.

 

Come si sa, la filosofia del robot è quella di avere nella cucina dei blocchi di insilati per alcuni giorni. Da qui la domanda? Resistono? Scaldano? Che qualità avremo poi nell’unifeed?

 

Ebbene, i tecnici hanno verificato la temperatura dei blocchi di insilato stalle dove il robot era presente per tutta l’estate 2016, proprio per verificare questo aspetto. Non si è rilevato alcun aumento di temperatura oltre i 20°C nell’insilato. Quindi, di per sé, la cosa non va a influire negativamente sulla qualità dell’insilato. Ovviamente ciò che vale per tutti in termini di buone pratiche di realizzazione dell’insilato (pressatura, aiuto con inoculi mirati alle fermentazioni iniziali e contrasto rifermentazioni, copertura) vale ancora di più se si fa uso del robot. E, in caso di mesi estivi, può essere buona norma ridurre il tempo di stoccaggio dei blocchi di insilato da 3 a 2 giorni.

 

E per fieni e fibra?

 

I dubbi sono legati alla capacità del robot (nato in climi e zootecnie dove il fieno è una cosa che si studia sui libri) di tagliare efficacemente materiali duri. Tanto più che è azionato elettricamente.

 

Ebbene, anche su questo sembrerebbe che le perplessità non abbiano ragione di sussistere, per varie ragioni. La prima è che il robot fa molte preparazioni nelle 24 ore con poco materiale ogni volta (2,5mc), quindi anche gli sforzi richiesti al motore sono ridotti; si possono inserire coltelli e controcoltelli sulle coclee per il taglio del fieno per regolare la misura.

 

Oppure lavorare in anticipo, epr lasciare al robot solo l’incarico di dosare, miscelare e distribuire: tagliando il fieno alla misura interessata già in fase di raccolta e formazione dei balloni, inserendo i coltelli sulla rotopressa, così da averlo già alla misura desiderata nella cucina; oppure utilizzando il vecchio carro unifeed per tagliare il fieno, lasciando al robot solo l’incarico di miscelare.

 

Naturalmente l’argomento non si esaurisce, anzi.

Alla prossima puntata.

 

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