Allevatori di piccioni (a nostra insaputa)

 

Nel nostro bel mondo rovesciato la tutela è sempre massima quanto più problematico è l’oggetto della tutela medesima, o quasi.

 

Prendiamo il piccione.

 

Uccello parente della candida colomba che fa tanta tenerezza quando frulla le tenere ali o meraviglia quando esce dal cilindro del prestigiatore.

 

Purtroppo però quando di piccioni si tratta le cose si fanno meno romantiche e, decisamente, problematiche.

 

Non solo per le doti del pennuto in questione, capace di moltiplicarsi e stabilirsi in maniera pressoché definitiva ovunque ci sia cibo, stalle in particolare, ma anche perché il sistema di protezione di cui gode è di gran lunga superiore a quanto il buon senso farebbe pensare, specie considerando la contabilità dei problemi e dei danni che i piccioni creano.

 

Piccioni ai quali, con grande spirito di collaborazione, si uniscono spesso e volentieri corvi e storni, a rendere la brigata volante più eterogenea e dannosa.

 

Un recente comunicato di Coldiretti Lombardia riporta un vero e proprio bollettino di guerra. Numeri che dovrebbero convincere a rendere un po’ più letterale il detto, ormai puramente simbolico, del tiro al piccione.

 

Vediamo, anche se ognuno sa bene, a casa sua, quanto è salato il tributo che paga ogni giorno ai piccioni.

 

Sono 6 milioni di euro i danni a campi e stalle causati da piccioni, corvi e storni dal 2004 a oggi in Lombardia, con una media di oltre 450mila euro all’anno, sottolinea l’elaborazione di Coldiretti su dati regionali. E se in città sporcano case, piazze e monumenti con il loro guano acido, in campagna – spiega la Coldiretti Lombardia – questi volatili puntano alle mangiatoie degli animali e ai raccolti di cereali, danneggiando in particolare il riso, il mais, il frumento, l’orzo, la soia e il girasole.

 

“Ogni anno è sempre la solita storia: non si può sparare e non si possono usare petardi e cannoni perché disturbano la quiete pubblica. Nel frattempo quelli si mangiano dal 20 al 30 per cento del raccolto di soia”, dice un agricoltore.

 

“Coltivo 30 ettari a mais e fieno e 10 ettari a soia ed è proprio su quest’ultima che ho i problemi maggiori: ogni anno a causa dei piccioni perdiamo anche metà della produzione”, gli fa eco un altro.

 

“Quello dei piccioni è un problema che va avanti da troppi anni. Nella mia azienda, in cui allevo bufale da latte e coltivo circa 60 ettari tra mais, orzo e segale, questi volatili rubano letteralmente il cibo agli animali nella stalla introducendosi nelle mangiatoie e sporcando ovunque. Purtroppo i cannoni e i petardi li allontanano solo temporaneamente ed inoltre non si può fare troppo rumore proprio nelle fasce orarie in cui si concentrano gli attacchi, ad esempio al mattino molto presto”, è l’amara constatazione di un terzo allevatore.

 

Ma, ripeto, non c’è stalla che non abbia la sua da dire.

 

Insomma, il problema del piccione è molto più serio di quanto l’opinione pubblica pensi  e gli stormi che aleggiano sulle aziende molto meno romantici di quanto si crede o si vorrebbe far credere.

 

Servono piano di contenimento efficaci, cosa che fino ad ora non si è vista.

 

Che questo si arrivi a fare è lecito dubitarne visto l’atteggiamento generale verso lupi, nutrie, cinghiali & company, che tranquillamente crescono a dismisura, come i danni che provocano.

 

Il piccione gode dello stesso trattamento e, ovviamente, ne approfitta.

 

 

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