Tute, magliette, cappellini: quando la stalla promuove sé stessa

 

Dicono che le vacche da latte siano macchine da Formula 1. Un paragone un po’ abusato, ma che rende sempre l’idea.

 

Di conseguenza l’allevatore è come il pilota di Formula 1.

 

E, come un bravo pilota di Formula 1 in genere ha tute, magliette, cappellini con le pubblicità e i marchi più disparati.

 

È un genere di merchandising che funziona sempre.

 

Sono talmente abituato a questo che mi ha colpito vedere un allevatore indossare una maglietta con il nome della propria azienda. E non solo: indossata la tuta, anche questa aveva solo il logo dell’azienda e nient’altro.

 

Ovviamente niente di indispensabile: si può benissimo lavorare con qualunque tuta, maglietta o cappellino.

 

Ma “indossare” la propria azienda – se così si può dire – significa lanciare un messaggio chiaro a chiunque visti la stalla, oltre a dare un’immagine molto professionale e rigorosa.

 

Certo, potrebbe sembrare un vezzo, un capriccio, fuffa estetica. Invece penso che ci sia anche del valore sotto, un marketing di sé stessi e della propria stalla che non va scartato a priori come superfluo.

 

Del resto è sempre più diffusa, tra le aziende fornitrici di prodotti e servizi, l’adozione di vestiario uguale per tutti, griffato con il proprio marchio, a sottolineare spirito di squadra e orgoglio di appartenenza.

 

Perché, dunque, questo non potrebbe avvenire anche per il titolare di una stalla e per chi in questa stalla ci lavora?

 

 

laurea

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