Acidosi ruminale? C’è una corriera da superare

 

 

 

Senza titoloAvete presente quando con la macchina state percorrendo una strada di montagna, tutta salita e tornanti?

 

 

E vi godreste il panorama se solo non foste dietro a un pullman di linea che procede a 30 all’ora, si blocca ai tornanti, vi avvolge con vampate di gas di scarico ad ogni ripartenza. Imprecare, certo, è cosa buona e giusta e non guasta mai.

 

 

Ma se volete scrollarvi di dosso questa situazione e superare la corriera, scalerete la marcia e, recuperando giri e brillantezza dal motore, prima intorpidito da quel procedere rallentato, supererete l’intralcio nel primo breve rettilineo che si presenta.

 

 

Cosa c’entra tutto questo con la vacca da latte, il suo allevamento e via discorrendo?

 

 

C’entra, perché se è vero che la vacca da latte è un motore di grande potenza, capace di sprint importanti e di velocità da primato, è anche vero che non di rado, e non sempre con la consapevolezza di chi questa macchina la guida, questo motore non ha la brillantezza che dovrebbe.

 

 

Tra le varie cause c’è l’acidosi ruminale subclinica.

 

 

Una situazione che è andata crescendo come causa di rallentamento di performance e di fattore propedeutico a veri e propri stati patologici con il crescere delle prestazioni.

 

 

Produzioni sempre maggiori che hanno richiesto razioni in grado di supportarle energeticamente in maniera adeguata.

 

 

Cosa relativamente facile fino a un certo punto, ma che via via ha portato a far crescere il livelli di amido in razione fino a soglie pericolose. Il tutto in presenza di quantità di silomais sempre più elevate, cosa che ne ha evidenziato i limiti in materia di digeribilità, quote di NDF, permanenza ruminale.

 

 

Risultato finale, per dirla ovviamente con molta semplificazione, una situazione di acidosi ruminale sempre incombente.

 

 

Di fatto, come viaggiare con davanti la corriera sulla strada di montagna.

 

 

Ebbene, arriviamo al punto.

Come mi diceva un noto alimentarista milanese (suggerendomi la metafora automobilistica), scalare la marcia per poter fare il soprasso e ripartire si può ed è quello che consiglia in quelle stalle dove il problema dell’acidosi ruminale c’è o potrebbe esserci: lavorare sulla qualità della fibra degli insilati e sul contenuto di zuccheri.

 

 

Tradotto: ridurre drasticamente il silomais, inserire un erbaio insilato, fare pastone di mais, inserire una quota di zuccheri, per dare un “altro” tipo di supporto energetico e aiutare i batteri ruminali cellulosolitici, a tutto vantaggio della migliore digestione della fibra.

 

 

Di fatto, un rumine che torna a lavorare meglio, con livelli di amido che si abbassano ma apporti energetici che non diminuiscono e un pH più stabile.

 

 

Si scala la marcia, si alzano i giri e si supera l’ostacolo.

 

 

 

 

 

 

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