Giù la cialda, arriva la bistecca

 

Più o meno sono presenti in ogni casa: infili la cialda e in un attimo hai il tuo caffè pronto, corposo e fumante. E nessuno si meraviglia, ovviamente.

 

Sarà lo stesso per la carne? Intendo: basterà infilare una cialda e… zac, un piccolo ribollire, qualche fruscio, un leggero ronzio elettronico e dopo qualche secondo ritireremo dallo sportellino un gustoso filetto di Chianina, una sapida tartare di Angus, una sfiziosa braciola di Cinta senese?

 

Certo, non oggi.

 

Forse nemmeno domani, ma su questo ho già qualche dubbio in più.

 

Già, perché c’è chi sta lavorando attivamente per mettere a punto un sistema di produzione di carne che prescinde completamente dallo schema classico: allevamento, macellazione eccetera, eccetera.

 

E non si tratta di ubbie da crudista visionario o vegetariano oltranzista: qui c’è ricerca scientifica al massimo livello, raccolta di fondi per uno sviluppo industriale su larga scala, lavoro di comunicazione e marketing per produrre “vera” carne senza la necessità di allevare animali.

 

In estrema sintesi il processo si basa su questi passaggi.

 

C’è innanzitutto un prelievo di cellule da un animale (pollo, suino, bovino, ad esempio). Queste cellule sono poste in un brodo di coltura con tutti i nutrienti necessari per la loro crescita, per arrivare a piccoli tessuti.

 

Questi verrebbero poi inseriti in specifici bio-acceleratori in grado di portare alla formazione di vere e proprie strutture muscolari complete.

 

Il tutto avrebbe molti vantaggi, secondo chi spinge sulla cosa.

 

Innanzitutto la produzione di carne vera, con tutte le sue virtù nutrizionali e il suo gusto, e non una simil carne fatta con proteine vegetali.

 

Non ci sarebbe però la necessità di allevare milioni di animali. Si risparmierebbero risorse ambientali e acqua e si abbatterebbero le emissioni di gas serra, si produrrebbe una carne senza rischi di contaminazioni microbiologiche o chimiche, perché tutta gestita con un processo industriale controllato.

 

Scomparirebbero i grandi serbatoi di virus animali potenzialmente pericolosi per l’uomo, come quello dell’influenza, e si potrebbero mettere a disposizione proteine animali a basso costo (circa 5 dollari al kg) per aree del mondo dove la fame è un problema.

 

E la carne, punto fondamentale, verrebbe prodotta senza dover macellare l’animale allevato.

 

Sogni o realtà che siano, sono argomenti che fanno presa, perché i fondi arrivano.

 

La strada è ancora lunga, ma è tracciata e solida, sostenuta da ricercatori seri e con possibilità di diventare un business redditizio (altrimenti non attirerebbe finanziamenti) legato alla macchina fabbrica carne.

 

Da qui alla sostituzione degli allevamenti con una cialda al gusto di Chianina o di Angus ce ne passa, è ovvio. Ma è bene sapere cosa bolle in pentola. Anzi, nel bio-acceleratore.

 

 

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