Passare al biologico? I conti vanno fatti sui numeri di domani, non di ieri

 

Guardando il divario tra i prezzi tra convenzionale e  biologico degli ultimi anni si capisce perché questa possibilità abbia fatto breccia nell’interesse di tanti produttori.

 

È vero, ci sono costi superiori, ma i dati degli anni più recenti indicano un differenziale comunque favorevole, se si considera il maggiore prezzi di vendita.

 

Tuttavia è importante considerare che si sta ragionando su una situazione del passato, su numeri passati, che potrebbero presto essere modificata in maniera importante da due fattori.

 

Il primo è la probabile crescita della produzione di latte bio, per la conversione di un numero crescente di aziende.

 

Questo porterà ovviamente a una maggiore quantità di latte bio sul mercato. Più latte sul mercato significa una contrazione dei prezzi, come è facilmente intuibile.

 

Non solo. Un aumento dell’offerta rafforzerà la posizione contrattuale dell’acquirente, il quale potrà avere più opzioni rispetto alla situazione attuale in cui il prodotto è scarso.

 

Ne conseguirà una possibile maggiore difficoltà nell’ottenere concretamente i prezzi di riferimento sulla carta, che sono pur sempre prezzi dettati da trattative private su quantità ridotte.

 

Con la possibilità, nello scenario più critico,  di avere tutto il latte prodotto con i costi e i limiti del biologico, ma non tutto pagato col prezzo del biologico, con una quota parte, cioè, pagata come latte normale.

 

Senza trascurare un dettaglio importante: senza un coordinamento dei produttori di latte bio non ci vorrà molto prima che si presenti anche per essi, gestendo singolarmente la trattativa, una situazione di potere contrattuale in riduzione continua, perché si presenteranno sulla piazza nuovi offerenti che necessitano di entrare in questo mercato.

 

Dall’altro lato della questione c’è il prezzo del latte convenzionale. Prezzo che dà segni di risalita.

 

Questo significa che il differenziale di prezzo rispetto al latte bio si ridurrà, data la stabilità sostanziale del prezzo del latte bio,  ma non si ridurranno i costi per produrlo.

 

La stabilità del prezzo è stata una caratteristica peculiare del latte bio, proprio perché è una nicchia che risente poco delle oscillazioni generali.

 

Questo andava benissimo quando i prezzi del latte convenzionale crollavano. Potrebbe essere meno interessante in una situazione potenzialmente contraria.

 

Tutto questo per dire che nella conversione al biologico non basta guardare ai prezzi del passato, perché quelle condizioni potrebbero non essere più valide nel prossimo futuro, ossia quando, dopo il tempo di conversione produttiva, si andrà a vendere latte biologico.

 

Il passaggio al biologico deve essere quindi una scelta ragionata, analitica (non emotiva) che consideri completamente la realtà dell’azienda e che potrebbe rivelarsi conveniente per una situazione ma non per un’altra.

 

 

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