Ma togliere la paura del predatore non è un merito dell’allevamento?

 

Pur con tutto lo sforzo e la buona volontà possibili, non ho mai letto, visto o sentito, da parte del variegato mondo che contesta alla radice l’allevamento e lo ritiene una cosa eticamente non sostenibile (è vero che ritiene invece eticamente sostenibile tanta altra roba assai discutibile, ma questo è un mondo rovesciato, rassegniamoci) dicevo, non ho mai sentito un passaggio dedicato alla paura.

 

Più precisamente quella degli animali e, per essere ancora più sul pezzo, la paura dei predatori.

 

Perché questo mondo, da sempre, è stato popolato da prede e predatori. E il bovino, per sua sfortuna, è sempre stato dalla parte del mangiato e non del mangiatore.

 

Questo, comprensibilmente, gli ha creato una certa inquietudine, diciamo pure paura.

 

Ora, proviamo a guardare la realtà con gli occhi di un bovino, che è lo stesso criterio che gli amici del free-animal-party utilizzano per dire che un allevamento è un lager o peggio.

 

Dunque, sei un bovino che vive beatamente al pascolo, tra le farfalle e i fiorellini, come piace tanto immaginare.

 

Il sole ti scalda e la brezza ti accarezza… Gli uccellini cantano e… wow!  è tutto davvero molto bello.

 

Tuttavia il pensiero che, da un momento all’altro, potresti diventare la portata a base di carne del pasto di un branco di lupi o di qualche altro predatore ti lascia una certa inquietudine.

 

Diciamola tutta: una paura bestia (giustamente).

 

Così, sembra che sei tranquillo e rilassato e non potresti desiderare di meglio, ma in realtà, va bene il sole, va bene la brezza, va bene gli uccellini, ma sei in una perenne agitazione, sempre sul chi va là, tremi al minimo rumore strano, perché il tuo istinto ti dice che un lupo (o un altro simpatico predatore che ama le proteine animali più di quelle di soia) potrebbero tastare con i suoi canini le tue parti molli, da un momento all’altro.

 

Se poi hai un vitello con te, magari nato da poco, la paura sale alle stelle. Mangi di corsa, pronto a scappare. E dormi anche peggio, sempre con la paura che arrivi il predatore.

 

E così, un giorno dopo l’altro. Fino a che magari il predatore arriva davvero e ti lascia – povero bovino che sei – squartato sul pendio, o magari azzoppato per la corsa. Per non parlare del gelo e del freddo in inverno, del pochissimo cibo, della fame, dei periodi siccitosi dove non trovi niente che non sia poco più che sterpaglie.

 

Al punto che, nei tuoi pensieri bovini, la felicità per te sarebbe un posto riparato dal freddo in inverno e dal caldo in estate, dove ci sia cibo e acqua senza faticare e dove, soprattutto, non si debba più sentire nella pancia quella terribile paura del predatore pronto ad azzannarti in ogni momento del giorno e della notte.

 

Insomma, qualche cosa che assomiglia proprio a una stalla razionale e ben condotta.

 

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2 risposte a "Ma togliere la paura del predatore non è un merito dell’allevamento?"

  1. Perché dare false informazioni? Gli animali al pascolo hanno un ricovero notturno e guardiani di giorno, o vogliamo davvero è seriamente far credere che un bovino sta meglio in un box?….. ma ci credete davvero? Ve lo siete letto si qualche studio etologico? Pare di no

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