La questione del fieno

 

Tra i tanti bei ricordi che l’estate appena chiusa ci ha lasciato c’è sicuramente quello di un caldo intenso e di una siccità con pochi precedenti.

 

Inevitabilmente tutto questo ha avuto un impatto notevole sulle produzioni foraggere, nel senso della qualità e, fattore tutt’altro che secondario, sulla quantità.

 

La produzione di fieno, in tante realtà, quest’anno è stata inferiore. Meno pioggia (anzi, quasi per niente), meno tagli, meno prodotto.

 

Il passo successivo del ragionamento è l’aggancio di vari disciplinari di produzione di Dop grandi e piccole, antiche o di nuovo conio, alla produzione foraggera aziendale e a quella di uno stretto ambito circostante in proporzioni importanti, anzi, preponderanti.

 

E, all’interno di queste Dop, ulteriori affinamenti hanno permesso di creare nicchie nella nicchia, come il Parmigiano Reggiano di Montagna, in grado di generare valore extra, ma anche ancora più impegnative sul versante della quantità di foraggi prodotti in azienda e nella zona.

 

Il che è anche ovvio: una Dop trae giustificazione da una sua esclusività di territorio e materie prime, altrimenti sarebbe soltanto un sotterfugio.

 

Torniamo al caldo e alla siccità.

 

Un’estate come questa ha messo in assoluta evidenza come per aziende che lavorano in queste aree si può instaurare una subdola quota foraggio sulla produzione possibile.

 

Non momento in cui la produzione di fieno aziendale e locale cala drasticamente in quantità che si fa? Come si rispettano i vincoli del disciplinare?
Vincoli che sono rigidi: da nessuna parte c’è scritto che in casi di emergenza – detto ovviamente soltanto come ipotesi per assurdo – si possa ricorrere a un bilico di fieno fatto arrivare da qualche altra parte. La logica crudele è: meno fieno locale disponibile, meno produzione.

 

Se la nicchia assicura un valore aggiunto è perché il consumatore è disposto a pagare un po’ di più quella tipicità che è in primo luogo legata all’alimentazione delle bovine.

 

Dunque, la produzione andrebbe ritarata al ribasso a partire da quello che può assicurare la quantità di fieno locale prodotto. Se le estati caldissime e siccitose diventassero la regola diventerebbe un problema non di poco conto.

 

Che fare?

 

Sicuramente diventa centrale il tema del miglioramento della qualità di prati, erbai e medicai. Serve, anche in collina e montagna, un grande lavoro di miglioramento agronomico e foraggero per fare produrre di più i terreni che ci sono, inserendo varietà in grado di resistere meglio al nuovo clima, che producano malgrado siccità impegnative.

 

Anche le tecniche di taglio e fienagione vanno ricalibrate, perché tutta la quantità prodotta deve essere portata in azienda e non persa, in parte, nelle varie tappe del processo. Poteva essere sopportabile prima, non più adesso che la quantità locale è diventata un imperativo.

 

Ovviamente anche la qualità deve essere spinta al massimo: l’essiccatoio segnerà sempre di più un discrimine rispetto a chi affiena in campo in termini di quantità maggiore prodotta e qualità altrettanto superiore.

 

E poi c’è il capitolo degli inoculi per facilitare e migliorare la fienagione, aspetto poco considerato fino ad ora, ma che diventa un passaggio chiave si vuole far crescere qualità e quantità di quanto arriva dai campi.

 

Se si visualizzassero le perdite di sostanza secca dovute a processi di fienagione scadenti sotto forma di balloni di fieno che scompaiono (come in un videogioco: “poff! poff! uno dopo l’altro) dai fienili si resterebbe sopresi.

 

Insomma, per mettere in fila il ragionamento: la quantità di foraggio prodotto in azienda e in zona sta diventando la base di ogni nicchia in grado di creare valore aggiunto. Serve qualità in quello che si affiena, ma anche quantità.

 

Anzi, la quantità può diventare il fattore limitante di ogni ipotesi di ampliamento. Per questo il prato, l’erbaio, il medicaio vanno fatti rendere al massimo.

 

Questo coinvolge le tecniche agronomiche, le scelte varietali e le modalità di raccolta ed essiccazione.

 

Non c’è nicchia, anzi, non c’è zootecnia,  senza fieno. Più poco è il fieno, più stretta la nicchia.

 

 

4 Balloni fieno e trattore.jpg

 

 

 

 

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