Più immunità, più latte, meno costi

 

Gli animali che alleviamo hanno da tempo intrapreso una pericolosa strada: contestualmente a crescite incredibili delle produzioni si assiste infatti a un crescente calo delle capacità del sistema immunitario di difendere l’organismo.

 

A tutto ciò si sommano le condizioni di stress inevitabilmente più o meno presenti in ogni stalla, che a loro volta impattano negativamente sui meccanismi naturali di difesa della bovina.

 

 

A fronte di una pressione infettiva sempre presente nell’ambiente in cui gli animali vivono, ne deriva perciò un aumento del rischio infezioni.

 

 

Se questa è una regola valida sempre, esiste un momento particolare nel quale tutti questi fattori (stress della bovina, calo immunitario, rischio infezione, difficoltà gestionali) hanno un peso maggiore: è la fase che precede e segue il parto.

 

 

Poche settimane, ma fondamentali per definire la sanità, la produzione di latte e la fertilità, ovvero l’andamento dei mesi successivi. L’investimento di tempo ed energie in questa fase da parte dell’allevatore viene ripagato con gli interessi nelle settimane successive dalla bovina.

 

 

Per tutto ciò che viene trascurato vale, ovviamente, il contrario.

 

 

Che l’indebolirsi progressivo delle capacità immunitarie degli animali nella stalla sia uno dei problemi centrali per recuperare margini di redittività lo hanno capito da tempo anche le aziende che offrono servizi e prodotti per le stalle, tutte impegnate in maniera crescente per dare un contributo importante alla soluzione del problema.

 

 

Va segnalato, ad esempio, lo sforzo delle aziende farmaceutiche nel mettere a punto farmaci che vanno direttamente ad agire sui meccanismi dell’immunità, capaci cioè di rinforzare quei meccanismi legati alla generazione delle complesse dinamiche biochimiche e fisiologiche che stanno alla base di sistemi immunitari efficaci.

 

 

Lo stesso vale per la parte nutrizionale, con molte case mangimistiche che stanno lavorando con sempre maggiore attenzione per attivare programmi alimentari per capi in lattazione e per vitelli in grado anche di potenziarne le capacità immunitarie.

 

 

E non va certo dimenticata la sfera gestionale e delle attrezzature di stalla: tutto ciò che va nella riduzione degli stress (dal caldo al sovraffollamento, dagli spostamenti allo scarso benessere) va anche, automaticamente, nella direzione di rinforzare le capacità immunitarie dell’animale.

 

 

Addirittura il lavoro deve partire dalla campagna, perché la qualità foraggera è anche quella che porta in mangiatoia la minore quantità di sostanze stressanti e, non di rado, con un’azione diretta sulla depressione immunitaria.

 

Se si lavora bene su tutti questi fronti il risultato è un animale più sano e produttivo, con una minore spesa per i farmaci e un’immagine più positiva dell’allevamento.

 

mn

 

 

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