Un passo avanti per gestire le siccità che verranno

 

Quella di trasformare le cave dismesse in bacini di stoccaggio d’acqua nei tempi di abbondanza, per averla poi a disposizione durante le siccità, eventi sempre più frequenti e non solo in estate, è senza dubbio una buona idea.

 

Adesso è qualche cosa di più, almeno in Lombardia, dopo l’approvazione della nuova legge regionale sull’utilizzo delle cave dismesse come bacini di accumulo di riserve idriche strategiche.

 

È abbastanza impressionante il numero delle cave nella sola Lombardia: 3.593 quelle censite e, di queste 2.897, sono dismesse.

 

Potrebbero, se adeguatamente sfruttate ai fini della creazione di una riserva strategica d’acqua, mettere a disposizione 90 milioni di metri cubi di acqua irrigui ogni anno per irrigare, pari alla metà di tutto il Lago di Como oppure a quasi una volta e mezzo quello di Iseo.

 

Sicuramente la legge regionale lombarda è un bel passo avanti ed è confortante, una volta tanto, vedere la politica occuparsi di bisogni strategici e non solo di tatticismi del giorno per giorno.

 

Non c’è tempo da perdere, l’acqua diminuisce, lo dicono tutti i dati.

 

Solo due perplessità.

 

La prima è che, parlando di cave dismesse, il pensiero va con una certa inquietudine alla faccenda rifiuti, robetta gestita da filiere spesso in zone grigie della legalità e che dove c’è un buco nella terra, ancorché profondo, sa come riempirlo in maniera rapida e discreta.

 

La seconda è più terra-terra.

 

Un piano del genere ha bisogno di fondi per essere realizzato. La logica politica nazionale è tutt’altro che attenta a concentrare le risorse disponibili in pochi punti chiave, preferisce la solita distribuzione a pioggia su orti e orticelli amici.

 

Ma per riempire le cave e creare le connessioni necessarie, e non solo in Lombardia, ci sarebbe bisogno di un robusto flusso di fondi stile irrigazione per sommersione.

 

Distribuire i (pochi) fondi a pioggia oggi è il sistema migliore per stare all’asciutto domani.

 

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