Il fico d’India risorsa possibile per le zootecnie assetate?

 

 

Parliamo di fico, ma non di quello bolognese.

 

 

Il fico in questione è il fico d’india (Opuntia ficus-indica) che potrebbe diventare una risorsa preziosa per l’alimentazione e per il foraggio del bestiame nelle zone aride.

 

 

Lo spiega la Fao, che a questo scopo ha riunito esperti mondiali di questa pianta capace di resistere a situazioni di aridità estrema, per condividere le proprie conoscenze e fornire vie di utilizzo per una pianta considerata poco più che una semplice decorazione di paesaggi sub-desertici.

 

 

La realtà è invece quella di una pianta che può rivelarsi una utilissima fonte di foraggio e acqua.

 

 

Durante la recente intensa siccità nel sud del Madagascar, ad esempio, il cactus si è rivelato una fonte cruciale di cibo, foraggio e acqua per le popolazioni locali e i loro animali.

 

 

Mentre la maggior parte dei cactus non sono commestibili, la specie Opuntia lo è. Se coltivata razionalmente, con sistemi di irrigazione a goccia,  può poi dare rese interessanti, molto più di quanto non dia allo stato spontaneo.

 

 

 

Oggi la sottospecie Opuntia ficus-indica di origine agricola – le cui spine sono scomparse, ma tornano dopo eventi di stress – è naturalizzata in 26 paesi oltre la sua origine nativa, il Messico.

 

 

La sua tenace persistenza alla siccità lo rende un alimento utile come ultima ancora di salvataggio e parte integrante di sistemi agricoli e zootecnici sostenibili in aree estreme.

 

 

Dato, tuttavia, che eventi atmosferici estremi – ad esempio siccità – interessano con sempre maggiore frequenza anche aree in precedenza non toccate da questi problemi, gli umili cactus potrebbero diventare foraggere di ultima istanza in molte aree.

 

 

La coltivazione di fichi d’india sta lentamente prendendo piede, sostenuta dal crescente bisogno di piante resistenti alla siccità, a suoli degradati e a temperature più elevate, sostiene al Fao.

 

 

Oggi – per fare un esempio – il Brasile ospita più di 500.000 ettari di piantagioni di cactus per fornire foraggio.

 

 

La pianta è anche comunemente coltivata nelle fattorie del Nord Africa e la regione del Tigray in Etiopia ne ha coltivati circa 360.000 ettari, di cui la metà non spontanei.

 

 

Oltre a fornire cibo, il cactus immagazzina acqua nelle pale, fornendo così un pozzo botanico che può fornire fino a 180 tonnellate di acqua per ettaro, con un aumento sostanziale della capacità di mantenere capi bovini rispetto alla produttività tipica di un pascolo di aree siccitose.

 

 

In Tunisia i raccolti di orzo sono aumentati quando il cactus viene coltivato insieme come coltura per il miglioramento del suolo; ancora, una ricerca suggerisce che includendo i cactus nelle diete dei ruminanti si riduce la metanogenesi, contribuendo così a ridurre le emissioni di gas serra.

 

 

Il “trucco biologico” del fico d’india è un particolare tipo di fotosintesi che può avvenire anche a stomi chiusi.

 

L‘Opuntia ficus-indica di solito sopravvive all’esposizione a temperature fino a 66 gradi;  la sua fotosintesi inizia a rallentare oltre i 30 gradi. La temperatura sotto lo zero provoca danni irreversibili alle pale e ai frutti.

 

 

Buono a sapersi. Il cambio climatico in corso impone di guardare con attenzione a quello che succede dove l’acqua è sempre stata poca, se non pochissima, per trovare nuovi spunti e nuovi possibili foraggi.

 

 

cactus