Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi…

 

Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi… cantava Lucio Battisti.

 

Un ritratto, sia pure con poche pennellate da artista, di un viso che attrae e suscita simpatia e tenerezza.

 

Se ci aggiungiamo le calzette rosse, l’innocenza sulle gote come due arance ancor più rosse, otteniamo quello che potrebbe essere anche il ritratto di una bella bavarese (nel senso di ragazza della Baviera) almeno per quel che riguarda l’iconografia classica.

 

E questo, che c’entra col latte?

 

C’entra, e ci arriviamo subito.

 

Facciamo un passo indietro.

 

Un annetto fa il ministro dell’agricoltura bavarese ha pubblicamente dichiarato l’intenzione di puntare a una crescita importante delle esportazioni di prodotti bavaresi in Italia. Compresi, ovviamente, tutti quelli di origine lattiero-casearia.

 

Certo, ci vuole un bel coraggio per pensare di aumentare le esportazioni nel Paese che – come ripetiamo sempre – è la patria del buon mangiare, di mille e mille prodotti a marchio.

 

Un bel coraggio o magari la consapevolezza che non serve avere l’eccellenza, se dietro c’è un buon prodotto accompagnato da organizzazione, pianificazione, promozione.

 

Tutti requisiti di cui i tedeschi non fanno certo difetto.
La fantasia non è il loro pezzo forte, ma se esportano più di noi (molto, molto di più) anche nel comparto dell’agroalimentare, dove noi italiani dovremmo essere imbattibili, significa che organizzazione, pianificazione, promozione contano almeno quanto i prodotti che si vendono.

 

E allora torniamo alla contadinella bavarese, con le bionde trecce, gli occhi azzurri e tutto il resto, che potrebbe essere la testimonial di una ammiccante campagna di promozione e comunicazione in grande stile.

 

Aggiungiamoci dolci prati bavaresi, mucche felici che pascolano e brucano erba, allegre fisarmoniche e cappelli di feltro con la piuma, severissimi analisti che garantiscono sofisticati controlli di laboratorio sulla materia prima, magari un accenno al rischio aflatossine (che non c’è)…

 

Insomma, una campagna di impatto, magari anche dei prezzi aggressivi…

 

Ebbene, pensate che il consumatore generico, quello meno motivato (che rappresenta però la maggioranza di chi riempie il carrello al supermercato e al discount) sarà trattenuto dal cedere, almeno un pochino, alla lusinga della bella Fräulein solo perché adesso ci sarà l’etichetta con il tricolore sulle confezioni e quindi, come il Piave cent’anni fa, mormorerà: “Non passa lo straniero”?

 

Speriamo, ma non è così automatico.

 

Aggiungiamo, come postilla finale, che le produzioni sono tornate a salire oltre le Alpi e le pressioni dal basso e dall’alto per trovare sbocchi supplementari al prodotto in eccesso per sostenere i prezzi si moltiplicheranno.

 

L’etichetta da sola non basta. La dichiarazione di origine e mungitura del latte non è un fondamentale punto dipartenza.

 

 

Ma dietro l’etichetta ci deve essere tanto altro che, anche se c’è, ma non viene adeguatamente comunicato, il consumatore non se ne accorge. Ed è come se non ci fosse.

 

 

mug baviera

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