Nelle filiere di eccellenza la catena del valore parte dalla stalla (per la sostanza, ma anche per l’immagine)

Qualcuno ha mai avuto occasione di vedere come lavorano le maestranze della Ferrari?

 

Intendo gli addetti, ma anche gli ambienti di produzione, gli spazi, i colori, l’immagine.

 

Quello che si percepisce immediatamente è che il gioiello che esce da quella fabbrica non solo ha una dotazione di tecnologia e materiali eccellente, ma anche un cuore umano che batte di passione e un’immagine che la rinforza e sottolinea.

 

Chi compra una Ferrari (parlo ovviamente per sentito dire, almeno per ora) acquista anche una gamma di emozioni, si dice.

 

Ma tutto questo sarebbe possibile se un documentario di qualche inviato con telecamera nascosta mostrasse ambienti di lavoro dissestati, sporchi, trasandati; addetti che lavorano come se fossero responsabili unicamente di una piccola parte della catena produttiva, senza pensare che solo l’eccellenza di chi sta a valle permette l’eccellenza di ciò che sta a monte? Pezzi di fabbrica fatiscenti vicino a pezzi di fabbrica bellissimi?

 

Per farla breve: qualcosa nell’emozione di chi compra a caro prezzo, e che di una fabbrica non conosce nulla ma percepisce a pelle sensazioni guidate soprattutto dall’occhio, si romperebbe. Magari facendogli sorgere il dubbio che anche un macchina di marca meno blasonata potrebbe fare lo stesso, alleggerendo meno il suo conto in banca.

 

Ebbene, quando si pensa a prodotti italiani di eccellenza, siamo sicuri che l’immagine vendibile insieme con la sostanza sia a prova di bomba (mediatica)?

 

No, non lo è.

 

Certo è difficile: un conto è organizzare su standard di eccellenza una fabbrica, un altro è farlo con filiere di migliaia di produttori, ognuno dei quali è padrone a casa sua.

 

Ma, è davvero così? Davvero ognuno è padrone a casa sua?

 

Non proprio. Perché un futuro di redditività per le nostre Dop più note dipende anche dall’immagine che esse danno nelle loro articolazioni produttive, a partire dalla base.

 

Il patrimonio di immagine di un prodotto è una costruzione che sta in piedi solo se è integra dalle fondamenta al tetto.

 

 

Se alla base qualche cosa è friabile (bastano poche stalle dove si tengano animali da codice penale, dove sporcizia e faciloneria siano la regola, dove si rinvengano prodotti vietati e via discorrendo) tutta la costruzione vacilla.

 

Si può assumere il migliore esperto di marketing per spiegare che siamo al top di benessere, per dire, ma se poi arriva l’inviato d’assalto che mostra una stalla da galera, quelle immagini faranno più danno delle tantissime ottime realtà, perché insinueranno il dubbio.

 

Insomma, ognuno è padrone a casa sua, certo, ma fino a un certo punto. Quando si deve vendere un prodotto a un prezzo più alto di altri (che potrebbero essere percepiti come similari) non c’è anello delle catena che può essere trascurato.

 

L’immagine che si costruisce e si rinforza è una responsabilità di tutti e varca i confini di ogni cancello.

 

Ogni allevamento è un anello di questa catena, non solo per il latte che fa ma anche per l’immagine che dà (volente o, generalmente, senza che lo sappia, se non a posteriori) sulle infinite piattaforme digitali dove queste immagini hanno vita perenne.

 

Purtroppo basta un solo anello difettato a rendere debole una catena.
Anche la catena di trasmissione del valore.

 

 

2 bovine RAZZA BRUNA