Prezzo del latte, segnali di ribasso

 

 

Il Global Dairy Trade Price Index riprende la caduta, dopo che nell’asta del 5 dicembre aveva invertito, sia pure timidissimamente il verso, con un +0,4% che veniva dopo tre sedute negative.

 

Che non fosse una indicazione di tendenza, ma solo un fatto tecnico legato a una diminuzione delle quantità offerte, lo spiega il brusco tonfo dell’asta del 19 dicembre scorso, con un -3,9% in continuità per segno e spessore con gli indici che si registrano da ottobre.

 

Un ulteriore segnale che sul mercato c’è – e si prevede ci sia – latte e derivati in quantità accessibile.

 

Nello specifico va segnalata la performance negativa del burro che continua a perdere quota, anche questo un segnale indicativo e del Cheddar.

 

Tutte le informazioni qui.

 

Un segnale che si aggiunge agli altri poco rassicuranti sulla tenuta del prezzo del latte che si stanno definendo meglio in queste settimane.

 

Il prezzo del latte spot ha imboccato da alcune settimane una progressiva diminuzione, probabilmente anche perché le previsioni sono unanimi nel prevedere una crescita nella produzione di latte a livello europeo e mondiale che metterà prodotto aggiuntivo sul mercato.

 

C’è poi l’ingombrante presenza degli stoccaggi comunitari con 400mila tonnellate di latte scremato in polvere, tutte da smaltire.

 

Più di un motivo per non farsi troppe eccessive illusioni sul fronte dei prezzi.

 

 

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