La partita più importante per il Parmigiano Reggiano

 

Per essere in forma è in forma, non c’è che dire.

 

Mai stato in forma come quest’anno. Anzi, per dirla tutta, tantissime forme: nel 2017 saranno oltre 3,65 milioni le forme di Parmigiano Reggiano previste, un 5% di crescita, raggiungendo il livello più elevato nella storia millenaria del formaggio più famoso al mondo.

 

 

Il punto è stato fatto ieri a Parma, nel corso della Assemblea Generale dei Consorziati.

 

 

I numeri sono importanti, si sa: chi fa Parmigiano Reggiano dispone oggi di un reddito creato dalla produzione di due anni prima.

 

 

Non solo dalla produzione, ovviamente, ma anche dalla capacità di trovare un mercato remunerativo a quelle forme. Anche perché, con una produzione che nel 2018 si annuncia ancora superiore, con un numero di forme a quota 3,7 milioni, il lavoro per collocare il Parmigiano Reggiano sul mercato a prezzi remunerativi sarà ancora più difficile e impegnativo.

 

 

Le idee sul da farsi sono chiare e il nuovo presidente del Consorzio Nicola Bertinelli le ha ribadite nell’assemblea di Parma: “Affinché la filiera del Parmigiano Reggiano si posizioni su una traiettoria di crescita forte e di lungo periodo dobbiamo innanzitutto fare capire al consumatore quali sono le differenze rispetto ai nostri competitor, mettendo in evidenza e facendo percepire i plus unici del Re dei Formaggi, offrendo un prodotto distintivo, customizzato, che risponda alle esigenze specifiche di target diversi, dai foodie agli sportivi passando per le madri che scelgono gli alimenti per i propri figli. Non solo: dobbiamo focalizzarci sui non clienti, puntando ad aprire mercati nuovi e incontestati. Abbiamo il know-how, che mixa un saper fare millenario con l’innovazione tecnologica, e le risorse economiche per fare tutto questo”.

 

Come nuovo Presidente del Consorzio – ha continuato Bertinelli – ho raccolto il testimone di una produzione fortemente cresciuta. Stiamo lavorando alacremente con un unico obiettivo: assicurare le migliori condizioni di collocamento e valorizzazione del Parmigiano Reggiano già prodotto. Le scelte del Bilancio Preventivo 2018 vanno in questa direzione. Ma il ruolo del management deve essere supportato dall’azione del sistema, della gente del Parmigiano Reggiano, che incontro quotidianamente: allevatori, casari e commercianti”.

 

 

L’export rappresenta una delle leve principali per sostenere l’incremento della produzione: i milioni stanziati dal Consorzio per lo sviluppo dei mercati esteri (con l’obiettivo di una crescita annua del 2-3%) sono 8, di cui 2,5 per nuovi progetti Paese.

 

 

Per quanto riguarda l’Italia, l’investimento in attività promozionali, tra programmi in-store, campagne pubblicitarie, sponsorizzazioni, fiere ed eventi, vendite dirette, ammonterà a 12,3 milioni di euro. Una ulteriore, importante, voce del Bilancio Preventivo 2018 è rappresentata dai 2,14 milioni di euro destinati al programma di sorveglianza straordinaria delle ditte di grattugia e dei laboratori di porzionatura, nonché ad azioni di ricerca scientifica e sviluppo delle azioni di vigilanza.

 

 

Insomma, la partita che si sta preparando si preannuncia impegnativa, perché gli sbocchi di mercato nuovi e progressivi sono facili da dire e da scrivere, ma nel concreto significa andare a conquistarseli sul terreno palmo a palmo, sapendo che si propone un fuoriclasse, ma a sostegno non c’è una grande squadra (intesa come Sistema Italia nel suo complesso) a fare da supporto.

 

 

Diversamente da altre nazioni che nell’organizzazione di sistema hanno un’arma in grado di supplire alla non esaltante eccellenza di ciò che vendono nell’agroalimentare.

 

 

Non solo: ogni pezzetto di mercato in più che si conquista è fatto da classe media o alta, con reddito, cultura, accesso alle informazioni, sensibilità a temi come basso uso di farmaci, benessere animale, sostenibilità, ogm, consumo d’acqua e via discorrendo.

 

 

E, ancora, classe media o alta  che vuole comprare anche un’esperienza, una storia, un vissuto, un’idea di Italia che a volte assomiglia più a un concetto metafisico che a un luogo geografico ben preciso, e che ha nei suoi alimenti il punto di sintesi più immediato, Parmigiano Reggiano in testa.

 

 

Tuttavia, malgrado l’evidente difficoltà, la partita dell’export va giocata all’attacco e vinta, per poter scendere dall’ottovolante dei prezzi, mantenendo sufficienti livelli di redditività negli anni e riuscendo ad assorbire quegli aumenti produttivi che il miglioramento della genetica, delle condizioni sanitarie, del management, rendono pressoché fisiologici.

 

 

La partita si vince se tutti fanno la loro parte, sapendo che ciò che si fa in una stalla può essere conosciuto nel tempo di un click in ogni parte del mondo.

 

 

Questo può essere un rigore a favore, ma anche un autogol.

 

 

Bella inizio copertina copia