Lettiera compostata: benessere alla portata di (quasi) tutte le stalle

 

Più spazio, più comfort uguale più latte e più sanità: l’equazione è confermata da questa stalla. Che dimostra come non necessariamente una struttura debba essere rifatta nuova per essere una stalla ad alto benessere.

 

 

Ci si può arrivare anche da vecchie realtà, a patto che si abbia chiaro cosa volere e come ottenerlo. Il risultato poi arriva, e senza nemmeno spendere cifre folli, tutt’altro.

 

 

E allora vi racconto la vicenda di questa stalla di 90 vacche in lattazione nell’area padana.

 

 

Qui il punto di svolta è stato indubbiamente uno: il passaggio alla lettiera compostata o compost barn.

 

 

Attenzione, dunque. Non una lettiera qualsiasi, perché la lettiera c’era da sempre, sia pure in metà stalla, ed era stata sicuramente la causa di tanti problemi.

 

 

Il punto di svolta è stato il passaggio alla lettiera compostata, basata su segatura vergine, erpicatura quotidiana e trattamento settimanale con un pool enzimatico-minerale a ottimizzare le fermentazioni.

 

 

Come accennavamo in questa stalla la lettiera c’era da sempre. E alla lettiera si è tornati dopo una serie di passaggi che hanno rivoluzionato in termini di maggior benessere la struttura di partenza.

 

 

La stalla originaria era infatti un modello classico dei decenni passati, in cemento, chiusa. La stabulazione su lettiera permanente, per una sessantina di vacche. In seguito la mandria è cresciuta e si è proceduto ad un ampliamento, aggiungendo una parte a cuccette nel lato esterno, in corrispondenza del paddock, dopo avere abbattuto il muro laterale e coperto le cuccette con una tettoia.

 

 

Per qualche tempo la stalla ha avuto quindi una stabulazione mista, parte su paglia e parte su cuccette.

 

 

Se però la stabulazione su lettiera era sicuramente quella più gradita alle vacche, non mancavano problemi, e problemi di non poco conto. Uno soprattutto: le mastiti. Erano il vero problema della stalla. Regolarmente c’erano 7-8 vacche sotto trattamento antibiotico, un continuo riproporsi di nuovi casi, crescente spesa per farmaci dato che i trattamenti si susseguivano con sempre minore efficacia.

 

 

Il cuore del problema era proprio la lettiera, per varie ragioni. Innanzitutto perché le vacche preferiscono una mediocre lettiera a una buona cuccetta, e quindi si ammassavano nella parte, appunto, su lettiera. E poi perché, pur nella varietà di materiali utilizzati (paglia, stocchi, cotone) il risultato finale era sempre deludente, con lettiera bagnata, sporca e carica batterica ambientale praticamente incontrollabile.

 

 

In questa situazione, con animali continuamente stressati da una pressione microbica ambientale elevata, bastava poco perché si scatenasse qualche mastite clinica o, assai più frequentemente, si avessero mastiti subcliniche con continuità. Visto che la sola via farmacologica non portava a grandi risultati è stato chiaro che bisognava intervenire anche sulla parte ambientale.

 

 

È stato così deciso, vedendo altre esperienze simili, di provare la lettiera compostata, ossia con addizione costante di un prodotto in grado di controllare le fermentazioni e quotidiani arieggiamenti, inducendo così un processo di ossigenazione del substrato che ne migliora enormemente le caratteristiche, sia in termini di stabulazione delle vacche che di sanità.

 

 

La cosa è stata provata sulla metà della stalla con lettiera e i risultati sono stati subito eccellenti. Da qui la decisione di ridefinire la stalla per le vacche in lattazione tutta su lettiera permanente trattata e lavorata.

 

 

Sono state fatte varie altre modifiche che hanno portato a un netto balzo in avanti del comfort per le bovine, cosa che ha determinato anche un netto aumento nella produzione di latte.

 

 

Tutto il paddock è stato compreso nella nuova superficie utile per le bovine; è stato inserito il sistema a doccette sulla corsia di alimentazione e sono stati posizionati alcuni ventilatori a soffitto.

 

 

Risultato: grande superficie per le bovine, con 900 mq per 90 vacche. Una lettiera che, grazie al trattamento e alla lavorazione garantisce un comfort assoluto, mantenendosi soffice, asciutta (in questo un grosso aiuto lo hanno dato anche i nuovi ventilatori), fresca in estate, assicurando la massima sanità dell’ambiente in cui stanno coricate le vacche.

 

 

Spese e lavoro che le bovine hanno ripagato con generosità. Messe infatti in un ambiente di questo tipo (tanto spazio disponibile, possibilità di stare coricate nella massima tranquillità, niente ristagni di deiezioni, massima ventilazione e assenza di gas) le vacche hanno risposto con un’impennata della produzione di latte che è davvero straordinaria: in tre anni l’azienda è passata dalla media delle più scarse a quella delle migliori, da 80 a quasi 120 quintali.

 

 

Verrebbe da non crederci, anche perché questo è avvenuto lavorando solo sul comfort di stalla, senza che nient’altro cambiasse: stessa alimentazione, stessa gestione, stessa genetica, stesso mangimista, stesso veterinario…

 

 

Certo, il nuovo ambiente di allevamento ha indotto un netto miglioramento nelle condizioni generali di sanità della mandria, che erano sicuramente il tallone d’Achille della stalla. Di fatto era un’auto che viaggiava con il freno a mano tirato.

 

 

Il grande miglioramento della sanità della mandria ha dei numeri che lo sintetizzano in maniera inequivocabile: da una spesa di circa 900 euro mensili si è passati a circa 300 euro.

 

 

Certo, una buona notizia per loro, per le vacche, per l’ambiente, per la qualità del latte. Meno buona, comprensibilmente, per il loro grossista di farmaci che un giorno telefonò per chiedere il motivo per cui avevano deciso di rifornirsi anche da un altro grossista, visto il drastico calo degli ordinativi.

 

 

“Effettivamente – sottolinea il veterinario che segue l’azienda e che ha pilotato il cambiamento – abbiamo assistito a un eccezionale miglioramento della sanità complessiva della mandria. Grazie alla lettiera trattata, alla ventilazione, agli spazi generosi, è crollata la pressione batterica sugli animali. La lettiera è estremamente gradita dalle vacche che stanno coricate a lungo, sicuramente per tutte le ore necessarie per una buona ruminazione. La lettiera è pulita, sciolta, non aderisce alle mammelle, che infatti sono sempre pulite. Il dato delle mastiti è lampante: sono diminuite tantissimo le forme cliniche e, soprattutto, quelle subcliniche. Del resto in questa stalla viaggiamo con valori di cellule nel latte di 70-80mila, anche nei periodi più critici dell’anno. È migliorata inoltre tantissimo la sanità dei piedi, al punto che l’arla ormai si sta riempiendo di ragnatele causa inutilizzo. Questa lettiera esercita infatti un effetto peeling nello spazio interdigitale, rimuovendo costantemente lo strato morto di epidermide e mantenendo il piede sano e vitale. È evidente che se i piedi della bovina stanno costantemente sul cemento o sul grigliato è una cosa, ma se stanno su un una superficie fresca, morbida, asciutta, senza proliferazioni batteriche è tutt’altra cosa”.

 

 

 

E c’è un altro punto da considerare bene, per la sua incidenza sulla redditività di una stalla. “Qui non c’è vacca che debba essere scartata per problemi agli arti. Quante volte capita in una stalla che si debba eliminare una vacca, magari anche una buona lattifera, per problemi conseguenti a scivolamenti, traumi… Qui ogni vacca riesce a muoversi e continua a produrre, anche se ha gravi problemi agli arti”.

 

 

 

Certamente non ultimo in ordine di importanza è poi il dato relativo alla quantità di sostanza secca che mangiano le bovine. È cresciuta al migliorare del comfort, in maniera automatica, senza che ci fosse chissà quale intervento sulle razioni: più spazio a disposizione, tempi corretti di ruminazione, ambiente fresco e ventilato hanno portato ad avere un’ingestione media che si mantiene regolarmente sui 25 kg di sostanza secca anche nei mesi più caldi.

 

 

Non c’è bisogno di essere scienziati per capire che se una vacca mangia tanto, sta molte ore coricata tranquillamente a ruminare, si muove su una lettiera morbida e sana, sarà una vacca che produce molto latte e si ammala poco.

 

 

Tutto facile, dunque? Andiamoci piano, soprattutto per chi pensasse che basti convertirsi alla lettiera coltivata per sistemare le cose, problemi ai piedi e tutto il resto.

 

 

Questo tipo di lettiera funziona ottimamente se si fanno le cose bene, altrimenti è un disastro”, spiega il nostro veterinario. Che aggiunge: “Bisogna impostare una routine di mungitura impeccabile e vanno gestiti trattamenti ad hoc per le mastiti cliniche, le subcliniche e i trattamenti per asciutta. Inoltre è necessario saper valutare le vacche con basse probabilità di guarigione e quindi da riformare. E poi ci vuole tempo e metodo per la cura costante della lettiera, come avviene qui”.

 

 

Infatti di tempo alla lettiera qui se ne dedica molto. Quotidianamente (alla mattina) la lettiera viene erpicata, mentre ogni settimana viene fatta la distribuzione del pool minerale-enzimatico. Mediamente ogni 20-30 giorni parte della lettiera è rimossa e viene aggiunta nuova segatura vergine.

 

 

C’è del lavoro, indubbiamente, e una segatura vergine di buona qualità non è gratis. Però, chiedete ai titolari di tornare alla situazione di prima…

 

 

2a tutte in lettiera2c vista lettiera

 

Una risposta a "Lettiera compostata: benessere alla portata di (quasi) tutte le stalle"

  1. Mi è capitato a volte nella mia carriera di allevatore di vacche da latte, di avere a che fare con consulenti che son passati dal sostenere una teoria ad un altra spesso in contrasto con la prima solo per incassare una fattura o giustificare lo stipendio. Io capisco che tutti teniamo famiglia e che bisogna mettere in tavola almeno due volte al giorno, ma basta farlo sempre sulla pelle degli altri senza mai rischiare niente. Vicino alla stalla che hai descritto c’è un altro allevatore che ha speso un paio di milioni di euro per fare una nuova stalla con cuccette e ruspette da 400 capi. Stalla molto ben fatta, con tutto ciò che serve per fare tanto latte e gestire 400 e più vacche con poca manodopera in più della stalla a compost. Ora tra il gestire 90 vacche e dover fare tutto in famiglia ergo lavorare 365 giorni all’anno mungitura ed erpicatura della lettiera inclusa, oppure mungerne 400 in modo tale da potermi permettere almeno un paio di mungitori e un altro uomo in stalla così da poter fare un paio di settimane di ferie all’anno e poter andare a vedere le partite di calcio di mio figlio il sabato voi cosa scegliereste? 400 capi su lettiera a 10 metri quadri a capo, anche se consulenti che hanno più a cuore il benessere e i diritti degli animali da allevamento dicono che sia meglio 20, vuol dire un sacco di lavoro in più. Facciamo una media, 15 metri quadri per vacca x 400 vacche vuol dire gestire 6000 metri quadri di lettiera tutti i giorni. Sicuramente ci sarà in giro un consulente che avrà già pensato di consigliare di darla in gestione a un contoterzista! Intendiamoci, il mio non vuole essere un consiglio su come è meglio gestire la propria azienda. Vorrei solo far presente ai miei colleghi che nel 2017 nella valutazione complessiva della gestione dell’ azienda non si può più prescindere anche dall’ analisi della qualità della vita. Poi se uno è contento di lavorare 12 ore al giorno, fare una vita di m…..a e magari non guadagnare un c….o, faccia pure!

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