Senza acqua non si fa formaggio

 

Il formaggio (e, prima, il latte) si fa con l’acqua. Perché, anche se in questi giorni acqua e neve non sono mancate e le montagne hanno un rassicurante manto bianco, non illudiamoci: l’acqua è più che mai l’elemento chiave che definirà il limite della redditività (se non della stessa sopravvivenza) delle imprese agricole e zootecniche.

 

Lo sarà per la zona padana ma, ancora di più, per quella a sud del Po.

 

È ancora recente nella memoria la siccità estiva del 2017 e i danni che ha prodotto, azzerando almeno due tagli di fieno e costringendo tantissime stalle ad affannose ricerche last minute, con prezzi inevitabilmente schizzati verso l’alto.

 

Dunque, contare solo sulle piogge è un lusso che possono permettersi sempre meno aziende: serve irrigazione e quindi servono bacini di stoccaggio per l’acqua, che possano raccogliere l’acqua quando arriva, non di rado in maniera torrenziale, in pochi momenti (a volte catastrofici) durante l’anno, ma manca drammaticamente per molti mesi, quando serve.

 

E non solo per l’irrigazione: il problema si sta trasferendo all’acqua potabile per uso civile.

 

Ma rimanendo all’ambito zootecnico delle produzioni Dop, non è possibile immaginare di sviluppare il mercato se non siamo in grado di gestire con una certa sicurezza la produzione locale di foraggi, perché siccità sempre più frequenti “bruciano” tonnellate di potenziale buon fieno.

 

E, dato che il fieno locale è il caposaldo di formaggi prestigiosi e sempre di più un punto qualificante dei disciplinari, e non a torto, senza fieno non si fanno formaggi. Ma senza acqua non si fa fieno.

 

Ergo, senza acqua non si fa formaggio.

 

rubinatte oacqua