Il paddock che mancava

 

Quello che già c’è, e permette di fare bene,  è sufficiente, in molti casi, per fare meglio. Basta rivedere un po’ l’ordine delle cose e la priorità di questo o quello.

 

In un’azienda non è vero che cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia: 1+2+3 fa sempre 6 in aritmetica, certo, anche se facciamo 2+1+3. Ma in una stalla c’è sempre qualche possibilità di trovare una combinazione più efficace.

 

Per farla breve.

 

Un’azienda vista da poco ha fatto con cambio di destinazione d’uso di un ettaro di terra, che ha portato e porterà benefici sicuri. Ne sono sicuro io, che non ha alcuna importanza, e ne è sicuro l’allevatore, che dice di essere della tipologia “piuttosto che piangere, pensa“.

 

Ecco qua, partendo un po’ da lontano. Tra le strutture c’era (e c’è tuttora) la stalla per le asciutte a fine lattazione e il gruppo di post parto. Lettiera pulita, ventilatori a soffitto, docce sulla corsia di alimentazione. Tutto al meglio, ma migliorabile. Infatti c’era il problema di una certa densità delle bovine presenti. Si sa come funzionano questi gruppi: ingressi e uscite non sono esattamente programmabili come fossero macchine sulla catena di montaggio e ci sono momenti nell’anno più critici.

 

Così la decisione.

 

Circa un ettaro di terreno adiacente alla stalla è stato trasformato in un grande paddock per tutta la durata dell’asciutta, parto compreso. È stato posto al centro dell’appezzamento il punto mangiatoia coperto e, poco distante, una bella tettoia, per dare alle bovine un possibile riparo in caso di pioggia o neve.

 

Due i vantaggi. Innanzitutto due mesi in una situazione ottimale per le bovine: all’aria aperta, con possibilità di muoversi come pare e piace a loro, un toccasana per arti e piedi, tra l’altro.

 

Secondo vantaggio: raddoppio dello spazio disponibile per il gruppo di post parto, nella stalla che ora non deve più ospitare anche le bovine a fine asciutta.

 

Certo, è stato eliminato il gruppo pre parto e questo ha comportato un aggiustamento dell’unifeed di asciutta (che, per inciso, viene portato direttamente con il carro nell’area di alimentazione al centro del nuovo paddock), ma queste sono quisquiglie rispetto ai tanti vantaggi ottenuti, dice.

 

Ovvio, quell’ettaro non produrrà più mais, fieno o altro. Ma è stato adibito alla coltura che fa crescere più di ogni altra la produzione: un po’ di benessere in più per le  bovine.

 

 

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