La nuova addizione della nutrizione animale: 1+1+1=4 (o anche 5)

 

La sfida della nutrizione per un mondo la cui popolazione cresce, la terra coltivabile no (o molto poco), le temperature si  alzano, l’acqua scarseggia, è grande.

 

Aggiungiamoci il clima culturale, non sempre tenero con l’allevamento.

 

Al nocciolo la questione è questa: bisognerà produrre più alimenti con risorse limitate.

 

Cosa difficile, ancora di più per il mondo delle produzioni animali che deve far fronte a delle sfide aggiuntive, in primis quella di utilizzare la minore quantità possibile di alimenti nobili che potrebbero trovare una direzione alternativa direttamente nell’alimentazione umana.

 

Non solo. Incombe sempre più minacciosa, con il crescere delle temperature medie nel globo, la minaccia sanitaria a carico della materie prime utilizzate, con il problema di micotossine note e meno note che potrebbe mettere addirittura fuori causa certe produzioni in determinate aree.

 

Ci sono studi – per fare un esempio – che mostrano come pochi gradi di aumento della temperatura media potrebbero compromettere grave mente – per i rischi legati alle aflatossine – la produzione di mais nell’area del sud Europa, spingendola verso nord.

 

Ma il problema delle contaminazioni è globale e, dati i tragitti planetari e gli stoccaggi con ogni clima, nessuna materia prima può dirsi completamente libera da rischio.

 

Una situazione  critica per l’oggi, che per le sfide del domani è totalmente inadeguata.

 

Serve una rivoluzione scientifica, culturale, tecnologica in grado di passare dall’assemblaggio di determinati nutrients, in grado di coprire fabbisogni di crescita e produzione, alla definizione e produzione di combinazioni di prodotti più avanzate, capaci di esaltare le capacità di trasformazione dell’animale, che produrrà di più consumando di meno, perché ciò che mangia è più sano e perché va a toccare certi interruttori sul Dna, come insegna la nutrigenomica.

 

La sfida per l’industria mangimistica e dell’integrazione è immettere sempre più tecnologia e conoscenza avanzata in ciò che produce, perché il tempo della quantità sopra la necessità – per essere sicuri – è finito. La semplice addizione di materie prime segna il passo. Vincerà chi sarà in grado di smembrarle, sezionarle, ricomporle in combinazioni più avanzate, efficaci, sicure.

 

Assomiglierà al vecchio pellet, ma dentro avrà un cuore sempre più tecnologico.

 

Certo, questo comporterà un costo, ma sarà ripagato in produzione, sanità, sostenibilità ambientale. E, soprattutto, la sommatoria delle nuove combinazioni avrà efficacia nutrizionale superiore a quella dei singoli elementi presi a sé stante.

 

Quindi con minore consumo di nutrienti nobili e quindi maggiore accettabilità sociale dell’allevamento.

 

La sfida (possibile) dell’alimentazione animale di domani sarà ottenere un 4 (o un 5) sommando 1+1+1

 

 

kjloi

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