Vaccinazioni e vaccini, ogni azienda ha il suo percorso

 

Parlando con un noto professore universitario, uno dei punti di riferimento del mondo accademico italiano per la virologia (cioè, per l’esattezza: lui parlava, io ascoltavo) ho avuto qualche interessante sottolineatura su vaccini, vaccinazioni e scelte di campo.

 

Un tema di grande importanza sempre, ma che lo sarà sempre di più in una prospettiva di stalla a basso (o nullo) utilizzo di antibiotici.

 

Vi riporto alcuni punti.

 

Per cominciare una questione di collocazione mentale, ossia di approccio.

 

Come ha chiarito da subito il professore, è fuorviante l’ottica dualistica quando si tratta di ragionare su vaccini e vaccinazioni.

 

Non esiste il “questo o quello” in vaccinologia, scelte antitetiche che si escludono a vicenda, entro le quali scegliere. Quello che serve è invece un approccio aperto, scientifico, basato su dati, consapevole che non esiste la soluzione perfetta, il vaccino perfetto, lo schema vaccinale perfetto, validi per chiunque.

 

Insomma: può esserci il “questo o quello”, ma anche il “questo e quello”.

 

Esistono ottimi vaccini (anche se assai meno dei patogeni da tenere lontani dall’allevamento), che siano essi vivi o inattivati, ed esistono conoscenze sempre più perfezionate su come, quanto e quando si debba vaccinare per arrivare alla desiderata immunità di mandria, che è l’obiettivo strategico, perché assicura il minimo rischio di infezione per gli animali presenti.

 

A questo traguardo ci si arriva per strade che possono essere anche differenti tra stalla e stalla, perché ogni allevamento e ogni allevatore sono un mondo a sé stante.

 

Qui – ha spiegato il professore – entra in gioco il veterinario aziendale, che deve essere in grado di “leggere” la realtà zootecnica che segue e, sulla scorta della storia sanitaria, delle strutture, del management, impostare il percorso vaccinale (per modalità e prodotti) più efficace.

 

Impostare, ma anche condividere con l’allevatore.

 

Solo un coinvolgimento pieno di finalità e mezzi tra veterinario e allevatore sposta i termini della scelta di un vaccino da una mera questione di prezzo, sganciata da ogni obiettivo a lungo termine.

 

Con una avvertenza importante: i vaccini sul mercato sono ottimi presidi, ma la loro efficacia non può prescindere da una assoluta osservanza delle norme di utilizzo date dal produttore.

 

L’immunità di mandria è un obiettivo strategico imprescindibile per una stalla che voglia fare del minimo utilizzo di antibiotici anche una sua bandiera di marketing.

 

Certo, l’approccio – dell’allevatore e del veterinario – deve essere olistico, deve considerare cioè una molteplicità di fattori. E ogni fattore, ogni aspetto, va valutato sia per l’influenza diretta che esso esercita sia per quanto e come può influenzare gli altri fattori in termini di prevenzione delle malattie.

 

All’interno di questo approccio lo strumento della vaccinazione assume un ruolo centrale, è il vero asse portante di ogni strategia.

 

Il fai da te, l’interpretazione creativa, la scorciatoia meglio lasciarle perdere.

 

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