Scelte foraggere: nuovo clima, nuove esigenze, nuovi approcci

 

Sia quello che sia, con tutte le variabili del caso e le particolarità contingenti da rispettare, ci sono alcuni punti fermi che ognuno dovrà tenere in considerazione per la messa a punto della nuova stagione foraggera. E non solo questa, perché la tendenza in atto è di quelle che segna una fase storica.

 

1 – Acqua e pioggia

 

Sperare nel meteo va bene, ma fino a un certo punto. La verità – sgradevole – è che piove molto di meno e, ad aggravare il conto, nevica molto di meno in inverno. Tutto ciò significa il venire meno progressivamente di quella sicurezza d’acqua che faceva da fondamento di piani colturali divenuti storici: la certezza dell’irrigazione diventa sempre meno certa e sulla ricchezza delle falde non è più il caso di fare scommesse. Il fattore acqua diventa sempre di più il primo aspetto da considerare qualunque sia l’ipotesi foraggera da mettere in campo.

 

2- Digeribilità della fibra

 

Non è più un vezzo di pochi ma una necessità: servono foraggi ricchi di fibra digeribile, non masse di materiale purchessia. Non serve riempire le trincee, serve riempire il rumine e, possibilmente, di una fibra che si degradi facilmente e dia tanta energia, quella che si è pensato di dare con sempre maggiori quote di amido. Col bel risultato di avere tante stalle in acidosi ruminale subclinica. Ogni scelta foraggera deve essere quella in grado di dare fibra digeribile, in quantità elevata.

 

3- Sanità del foraggio

 

Altro tema non più eludibile. Inutile avere trincee piene di roba che poi va usata con il contagocce perché sempre a rischio micotossine. Serve roba il più possibile sana, sicura, utilizzabile in grandi quantità senza dovere perdere il sonno ad ogni analisi del latte o costringete l’alimentarista ad acrobazie per aggiustare in corsa la razione.

 

4 -Fase autunno-primaverile

 

È in questi mesi che si stanno definendo le condizioni più favorevoli per la produzione foraggera. È questa ormai la stagione strategica, quella che deve fare la quantità e la qualità: massa, fibra digeribile, zuccheri e appetibilità, sicurezza sanitaria. Questa la fase che deve riempire le trincee di materiale eccellente, che faccia l’impalcatura della razione.

 

5- Fase estiva (e coda autunnale)

 

I mesi estivo sono sempre più una fase a rischio. Qui si deve mettere in conto l’arrivo di ondate di calore anche prolungate e precoci, siccità, irrigazioni a rischio. Va scelta con attenzione la coltura foraggera in grado di reggere meglio queste sfide. La buona notizia è che di colture adatte ce ne sono, magari non tantissime, magari fuori dagli schemi consolidati, ma ce ne sono: si deve guardare più all’Africa e meno al nord Europa. Considerando che il grosso deve essere stato già fatto nella fase precedente. Va poi considerato che si hanno sempre di più autunni caldi, con temperature alte per periodi prolungati e disponibilità d’acqua maggiore. Una finestra di opportunità da considerare per produrre foraggio aggiuntivo, ad esempio sfruttando le capacità di ricaccio di certe colture estive.

 

 

Ognuno poi può pensarla come vuole, ma ciò non toglie che con questi punti bisogna fare i conti.

 

Non si può certo continuare a sfidare un clima nuovo con gli stessi schemi e le stesse scelte di quando la pioggia era un evento normale e non più, come è diventata ora, una rarità.

 

 

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