Quante volte, figliolo?

 

Analizzando i comportamenti delle organizzazioni volte alla creazione di un prodotto e, soprattutto, alla realizzazione di un utile, uno dei punti critici che capita di osservare è una definizione di compiti, percorsi, flussi operativi dove ci sono punti di intoppo.

 

Rallentamenti, ritorni, rifacimenti da parte di qualcuno di ciò che è stato fatto da qualcun altro, attività iniziate, sospese, riprese e via discorrendo.

 

Questo porta in varie occasioni a fare più volte qualcosa che, in un flusso ordinato delle operazioni e in un sistema organizzato e definito, sarebbe fatto una sola volta, e, solitamente, allo stesso modo qualunque sia la persona ad occuparsene.

 

E’ la forza di protocolli operativi definiti, con mansioni chiare, percorsi logistici ottimizzati da monte a valle, creazione di snodi gestionali dove personale intermedio possa prendere decisioni operative a fronte di imprevisti senza che tutto finisca alla figura apicale, con tutti i rallentamenti e gli ingorghi gestionali del caso.

 

E tanti dati su tutto per poter avere momenti di verifica oggettiva sulla bontà di quanto i protocolli definiscono.

 

Un azienda zootecnica non è fuori da questo rischio, il rischio del “quante volte, figliolo?“:quante volte è stato detto a qualcuno di fare una certa cosa in un certo modo, per essere sempre allo stesso punto di prima; quante volte si comincia, si sospende, si riprende un lavoro perché interrotti da una quantità di altre attività che si inseriscono senza una organizzazione del flusso della giornata; quante volte si comincia e si interrompe la formazione  professionale, per essere sempre al livello più aggiornato di preparazione.

 

Vero, l’obiezione è facile: non c’è tempo e le cose da fare sono tante. Ma, proprio per questo, perché il tempo è poco e le cose da fare sono tante serve un’organizzazione, una logistica della filiera delle attività, una identificazione chiara e condivisa di mansioni e soggetti coinvolti, un ordine mentale che si rifletta in un ordine operativo.

 

Altrimenti il rischio del “quante volte, figliolo?” è dietro l’angolo per tutti.

 

 

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