Dalle ricette alla stalla

 

Convegni, seminari, workshop, articoli di vario genere nei quali si tratta il tema della redditività nell’allevamento della vacca da latte.

 

Inviti, segnalazioni, proposte: il piatto è ricco di iniziative.

 

Tutte più o meno sullo stesso tenore: anche in tempi grami come questo è possibile avere redditività producendo latte.

 

Il genetista spiega all’allevatore che se usa i tori giusti avrà più reddito; il nutrizionista dimostra che migliorando la razione farà più latte e più soldi; il veterinario illustra senza possibilità di smentita che l’investimento sanitario – e ci mancherebbe – è una cosa che fa crescere le entrate e diminuire le uscite; l’economista scorre il bilancio dell’azienda è mostra su quante voci si potrebbe risparmiare; tecnici di belle speranze e solide esperienze versano inchiostro a profusione sui giornali tecnici per spiegare che, anche adesso, è possibile fare soldi allevando vacche da latte.

 

E via così.

 

Più i tempi sono duri e più sono quelli che spiegano all’allevatore come deve fare.

 

Ora, tanto per non essere troppo seri, una domanda.

 

Ma perché, se davvero è a portata di mano tutta questa redditività della stalla come viene spiegato in tante occasioni lodevoli, perché – dico – se basta applicare le ricette proposte, nessuno di costoro lascia i tavoli dei convegni e si mette a condurre in prima persona un allevamento di vacche da latte?

 

 

 

kjiuu

 

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