Latte italiano: la commodity è una malattia mortale

 

Dare una caratterizzazione al latte italiano, una specificità che lo tolga dalla grande cisterna mondiale del latte indifferenziato, della commodity uguale ovunque, dalla Nuova Zelanda all’India all’Irlanda.

 

Questo l’obiettivo strategico da cui non si può prescindere per dare un futuro all’altra metà della nostra produzione, quella che non diventa formaggio, perché come per il formaggio, si arrivi a definire una nicchia che crei valore.

 

Non si può fare altro, perché in una zootecnia da latte ad alto capitale necessario, poca terra e costi più alti che in buona parte dei Paesi concorrenti non c’è sfida sui costi di produzione che possa vederci vincitori.

 

Detto questo, cosa offre il panorama dell’offerta nazionale di latte? Quali caratteristiche può vantare il nostro latte che lo differenziano dal resto? Quali virtù ha per non essere vittima del bullismo di chi lo tratta come una commodity? Una situazione a macchia di leopardo con tante situazioni eccellenti, ma nel grande tank tutto il latte diventa uguale e viene trattato come semplice latte, come semplice commodity.

 

Il latte italiano non ha una identità (di composizione) tale da ottenergli una considerazione a parte e  una trattativa a parte: di fatto l’unico su punto di relativa forza riconosciuto è la vicinanza con l’industria di trasformazione, ma si è visto come questo conti ben poco in tempi di abbondanza di latte e di bassi costi di trasporto.

 

Con tutte le conseguenze del caso sui prezzi pagati ai produttori: di fatto prezzi di commodity.

 

Per questo ogni sforzo dovrebbe essere indirizzato per dare una svolta alla produzione del latte italiano, nel senso di una sua sempre più marcata caratterizzazione, che lo possa differenziare dal resto del latte.

 

Una sorta di grande patto tra tutti gli attori coinvolti che, al di là delle singola libertà di ogni imprenditore di fare le proprie scelte, possa definire una cornice comune. La via può essere la genetica, l’alimentazione, il benessere…  Il punto di arrivo una maggiore ricchezza del latte italiano (verificabile, dimostrabile, generalizzata) di qualche componente di valore, in termini nutrizionali, tecnologici, anche di immagine.

 

L’importante è che si arrivi a un risultato visibile e misurabile, spendibile anche al livello di marketing.  E da questo punto di vista l‘orizzonte nutraceutico è una grande opportunità per fare del latte italiano qualche cosa di diverso dal resto del latte.

 

 

Altrimenti si resta intrappolati nel sacco delle commodity che si chiude sempre più stretto ad ogni crisi. Poi si riapre un po’,  i prezzi salgono, ma le aziende che dopo riescono a mettere il naso fuori sono sempre meno di quelle che sono entrate.

 

 

testain3

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...