Vacche da Parmigiano Reggiano, non vacche qualsiasi

 

Oltre 40 bovine da latte, nate e allevate all’interno del Comprensorio del Parmigiano Reggiano, sfileranno il 3 marzo, nel ring allestito presso la Stalla ex Centro Tori del Consorzio agrario di Parma in occasione della seconda Asta organizzata dall’Associazione regionale allevatori dell’Emilia Romagna.

 

 

Un evento che si ripete a tre mesi esatti dalla prima edizione, quando, nell’asta del 2 dicembre scorso, furono battuti una trentina di capi, venduti a cifre spesso ben superiori alla base di partenza.

 

 

Senza dubbio un’ottima cosa, ma è il caso comunque di fare qualche ragionamento.

 

 

Quello di avere solo capi nati e cresciuti nel territorio del Parmigiano Reggiano è sicuramente un passaggio importante nella storia del Parmigiano Reggiano, che, recentemente, ha dimostrato di sapere creare interessanti nicchie di valore su una base già importante.

 

 

Si premia ulteriormente l’allevatore in grado di avere più rimonta del necessario, potendo così destinare una parte di ciò che alleva a un mercato che avrà prezzi suoi, sicuramente più alti dal resto del mercato degli animali da vita.

 

 

Avere più rimonta del necessario è cosa facilitata dall’avvento del seme sessato, ma sicuramente non è una passeggiata, se non è accompagnata da una gestione adeguatamente centrata sull’obbiettivo, per avere più femmine nate, di valore genetico migliore e più vocato alla produzione di formaggio.

 

 

Perché è questo il vero asse strategico che deve sostenere tutta l’operazione nel medio periodo:  senza una specializzazione genetica di questi animali che fanno latte nel Comprensorio del Parmigiano Reggiano finalizzata alla caseificazione – e alla caseificazione per fare Parmigiano Reggiano – il tutto si limiterebbe a una intelligente trovata vagamente protezionistica, che crea un valore artificialmente più alto.

 

 

Utile, per carità, se porta più soldi in tasca, ma difficile da spiegare nella sua logica più profonda per chi ne volesse fare un esempio di tipicità.

 

 

Difficile, infatti, spiegare cosa hanno di più e di diverso (e, anche, perché costano di più) le vacche nate nel Comprensorio del Parmigiano Reggiano rispetto a quelle nate fuori (che magari sono figlie degli stessi tori che vanno per la maggiore in tutto il mondo), se la differenza si limita all’indirizzo dell’azienda in cui sono nate e cresciute.

 

 

Altro paio di maniche se, oltre alla localizzazione su Google Maps della stalla in cui è nata, la bovina avesse caratteristiche fissate sui geni capaci di esaltare la produzione di Parmigiano Reggiano.

 

 

Ovvio che per questo serve una omogeneità nelle scelte genetiche, un indirizzo in qualche modo vincolante, su base volontaria magari, ma che deve vedere coinvolti e convinti tutti coloro che vogliono cogliere questa nuova importante possibilità.

 

 

Il punto di arrivo è quello della creazione di vere e proprie vacche da Parmigiano Reggiano, non vacche qualsiasi.

 

 

 

 

 

 

2 bovine RAZZA BRUNA