Ipocalcemia e mastiti, attenti a quelle due

 

L’ipocalcemia, sia clinica sia subclinica, aumenta il rischio di contrarre la mastite.

 

Ci sono diversi motivi per cui ciò avviene.

 

A questo riguardo riporto qualche spunto evidenziato da un veterinario esperto in materia sul tema, prese a margine di un recente convegno.

 

Giusto qualche pillola, per non dimenticare un nesso importante per sanità e redditività nella stalla.

 

1- Transizione, pericoli in agguato

Il passaggio dalla fase di asciutta alla fase di lattazione è troppo spesso un’esperienza disastrosa per la bovina da latte. La maggior parte delle malattie metaboliche – collasso e paresi puerperale, chetosi, ritenzione di placenta, dislocazione dell’abomaso ecc. – si verificano entro le prime due settimane di allattamento.

 

2- Le malattie infettive

Anche la maggior parte delle malattie infettive, soprattutto mastite e metrite, si manifestano in questo periodo. Ciò accade perché l’inizio della produzione del latte compromette il corretto metabolismo dell’energia, delle proteine e dei minerali, e influenza negativamente lo stato immunitario della bovina, che diventa perciò più sensibile alle malattie. In particolare, è stato notato che l’ipocalcemia, sia clinica sia subclinica, aumenta il rischio di contrarre la mastite. Ci sono diversi motivi per cui ciò avviene.

 

3- Ipocalcemia grave

Quando l’ipocalcemia è grave, la bovina perde conoscenza e giace a terra incosciente. Il calcio, infatti, è necessario per la contrazione muscolare. Lo sfintere del capezzolo è composto da muscolatura liscia, che deve contrarsi perché il canale del capezzolo si chiuda dopo la mungitura. Se il calcio nel sangue cala molto, il capezzolo non si chiude, permettendo agli agenti patogeni ambientali di penetrare nella ghiandola mammaria e infettarla.

 

4- Ipocalcemia subclinica

Tuttavia il collasso puerperale non è ormai molto frequente. Per contro, è molto diffusa la forma subclinica dell’ipocalcemia, che si verifica quando la concentrazione del calcio nel sangue scende al di sotto di 8.0 mg/dl, e che di solito non dà sintomi tipici. Le bovine ipocalcemiche tendono a trascorrere più tempo sdraiate, cosicché l’esposizione del capezzolo ai germi ambientali aumenta.

 

5- Ipocalcemia, fattore di stress

L’ipocalcemia agisce anche come fattore di stress, facendo aumentare la concentrazione ematica del cortisolo. Normalmente, prima del parto tale concentrazione aumenta di 3-4 volte, perché serve a dare l’avvio al processo che porta alla nascita del vitello. Tuttavia, nelle vacche con ipocalcemia subclinica il cortisolo nel sangue aumenta da 5 a 15 volte. Il cortisolo è un potente soppressore immunitario e aggrava molto la normale immunodepressione, aumentando il rischio di malattie e quindi alla mastite.

 

6- Calcio e cellule dell’immunità

In ultimo, il calcio è necessario per attivare le cellule immunitarie che proteggono la mammella dalle infezioni. L’ipocalcemia riduce i depositi di calcio presenti nelle cellule immunitarie (monociti e neutrofili), che non si attivano per aggredire i germi patogeni che incontrano.

 

 

7- Ipocalcemia = più mastiti

In conclusione, è stato calcolato che l’ipocalcemia aumenta il rischio di mastite di circa 8 volte – oltre ad aumentare di 9 volte il rischio di chetosi e di 6 volte il rischio di ritenzione di placente e di endometrite. Se teniamo a mente il costo e le conseguenze che queste malattie hanno sulla produttività degli animali, conviene senz’altro prevenire seriamente questa grave dismetabolia.

 

 

2 asciutta