Ridurre lo stress da caldo? L’idea del fresco a richiesta per le stalle con robot di mungitura

 

 

Molto è stato fatto per ridurre il problema caldo nella stalla da latte, con molte soluzioni tecniche proposte e migliorate nel tempo, basate fondamentalmente sull’associazione tra bagnatura degli animali e ventilazione:

 

La questione si fa un po’ più complicata allorché si passa dalla stalla con mungitura in sala alla stalla con il robot. Mentre nel primo caso ci sono fasi definite nel corso della giornata, ad esempio la presenza nella sala di attesa, o l’accesso alle corsie di alimentazione, che coinvolgono gruppi numerosi di animali in tempi certi, e che possono essere sfruttati per fasi di bagnatura e ventilazione che assicurano alle vacche un sufficiente abbassamento delle temperatura corporea, nelle stalle con il robot la musica è un po’ diversa.

 

Qui il movimento delle vacche è in genere libero, l’accesso alla mungitura volontario e distribuito nelle 24 ore, e lo stesso vale in qualche misura anche per l’accesso alla mangiatoia.

 

Un regolare movimento degli animali è la condizione indispensabile affinché il robot di mungitura lavori in efficienza. Ma il meccanismo può incepparsi in caso di caldo, evidenziando una diminuzione degli accessi al robot da parte delle bovine.

 

 

Ed è proprio questo il problema principale che registravano nella stalla di latte dei fratelli Miguel a Talavera la Nueva, poco distante da Toledo, in Spagna. Una zona dove il caldo estivo non è uno scherzo e l’estate si protrae per mesi e mesi, almeno cinque di alte temperature.

 

Una stalla dove, effettivamente, si perdeva latte e dove i robot lavoravano nei mesi estivi al di sotto della loro potenzialità. Un paio di anni dopo che il problema è stato analizzato e affrontato, questa stalla, con 120 capi in mungitura e due robot (posizionati uno su un lato e l’altro sul lato opposto della stalla) è ora una realtà dove i dati estivi di produzione e riproduzione differiscono ben poco da quelli degli altri mesi durante l’anno e dove i robot lavorano con regolarità anche quando fa molto caldo.

 

 

Quello che è stato fatto è stato illustrato da una nota multinazionale per la mungitura e l’impiantistica della stalla da latte a una nutrita rappresentanza di giornalisti tecnici di varie parti d’Europa, invitati a Talavera la Nueva, presso l’azienda condotta da José Maria Miguel.

 

Partendo dall’osservazione di un problema (l’accesso ridotto alla mungitura durante il periodo più caldo) è stato messo a punto di un innovativo sistema di raffrescamento per stalle da latte robotizzate.

 

 

Il punto di partenza era una stalla con un sistema di raffrescamento tradizionale e sicuramente insufficiente, basato su semplici ventilatori standard di vecchia concezione. Dopo due anni quello che si può vedere ora è un sistema innovativo ed estremamente efficace.

 

Vediamo.

 

 

Il sistema di basa sull’abbinamento classico di bagnatura delle bovine e ventilazione, ma con varianti e migliorie. Alla base c’è infatti il concetto che il sistema di raffrescamento si attiva solo al momento in cui serve, ossia quando è presente una o più bovine. Non parte, cioè, a tempi fissi e intervalli regolari indipendentemente dalla presenza o meno delle bovine. Questo vale per la corsia di alimentazione e per la zona di attesa alla mungitura.

 

Come avviene questo?

 

 

Partiamo dalla zona di alimentazione. La mangiatoia è stata divisa in quattro aree, per ognuna delle quali un sensore individua la presenza di animali grazie a un raggio luminoso. La bovina che arriva alla mangiatoia interrompe il raggio luminoso e il centro di controllo, ricevuto il segnale, attiva un ciclo di raffrescamento di alcuni minuti per quel segmento di mangiatoia: partono gli spruzzini che bagnano gli animali e si attiva il ventilatore (un modello specifico che crea un grande flusso d’aria sulle bovine e nella stalla).

 

Un secondo punto strategico per il raffrescamento delle vacche è l’area di accesso al robot.

 

Anche in questo caso un sensore rileva l’arrivo della bovina e attiva il sistema, analogo a quello della corsia di alimentazione, con ventilatori a grande portata e doccia.

 

Il sistema è regolato dalla centralina di controllo che attiva tempi, quantità d’acqua e velocità dell’aria legate al THI.

 

Di fatto, con un sistema di raffrescamento così congegnato, non solo si tiene a bada lo stress da caldo, ma anche si incentivano le bovine a compiere due operazioni fondamentali per la redditività della produzione: andare alla mangiatoia tutte le volte che vogliono e a farsi mungere senza ostacoli.

 

 

Gli animali imparano presto che ogni accesso alla mangiatoia sarà premiato da un gradevole refrigerio e quindi andranno a mangiare più volentieri e nei tempi per loro più congeniali. Idem per la mungitura.

 

 

Questo impedisce il verificarsi della situazione che penalizza gli accessi al robot con il caldo: le bovine si ammassano nella zona di accesso al robot perché è la più fresca della stalla (quando qui funzionano in continuo dei ventilatori) e ostacolano l’accesso al robot delle bovine che vorrebbero entrarci.

 

 

E i risultati del nuovo sistema?

 

 

Prova superata: il confronto tra un’ala della stalla con il sistema a sensori e l’ala opposta senza sensori e con cicli di rffrescamento temporizzati ha mostrato non solo un leggero miglioramento generale nelle performance ma, soprattutto, un regolare accesso al robot, anche nei momenti di picco di caldo più intenso.

 

 

Dettaglio interessante, il confronto riguardava la stessa impiantistica installata sui due lati della stalla, con la sola differenza che da un lato vigeva il sistema standard a cicli fissi di raffreddamento, dall’altro il sistema di “fresco a richiesta”.

 

 

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