Il furto notturno in azienda, emergente tipicità del Made in Italy

 

 

Molto spesso è un lavoro di squadra: gruppo affiatato e motivato, esperienza, legame con il territorio.

 

 

Il legame con il territorio è importante, perché il successo di ogni iniziativa sarebbe ridotto senza questo attributo, oggi così richiesto.

 

 

Certo, difficile pretendere il chilometro zero, perché ogni impresa ha le sue esigenze logistiche, ma l’impegno che mettono  è tanto, le imprese dedicate a questa attività molte e difficilmente si trova un’area scoperta.

 

 

E poi, signori: tanta parte di quel che esce dall’azienda prende la via dell’estero, e non si dice sempre che si deve favorire sempre di più l’export per il prodotto nazionale?

 

 

Certo, dispiace un po’ che la specializzazione delle attività veda un crescente impegno – anzi, ormai quasi esclusivamente – di manodopera straniera, ma forse è perché l’orario di lavoro è prevalentemente notturno e indubbiamente richiede sacrificio e capacità di adattamento.

 

 

Comunque sia, anche se stranamente mai si sente ministro menar vanto di ciò, questo segmento di impresa è diventato sempre più un punto fermo di ogni attività agricola e zootecnica.

 

 

Perché, come noto – ed è di questo che si parla –  non c’è praticamente azienda agricola che non abbia fatto i conti con furti, ruberie, sottrazioni, quando non rapine vere e proprie.

 

 

Ogni azienda agricola è diventata un obiettivo facile, dove si rischia dentro e fuori. Mille varianti si intrecciano. Qualcuno, ad esempio, non trova più il trattore, o trova l’officina svuotata di tutto, qualcun altro si sente dire che tutto sommato gli è andata bene così, se non era lì al momento…

 

 

Questo, tragicamente, sta diventando la normalità: i predatori sono ormai la parte tutelata dell’ecosistema, quello dei quattro zampe e di due.

 

 

 

Per questo, dato che il furto (impunito) è diventato la norma, che almeno lo si inserisca nei disciplinari Dop: insieme alle percentuali di fieno e  di concentrato potrebbe trovare spazio un numero minimo di furti all’anno da subire, per dare quella tipicità locale di cui  tanto ci vantiamo e che, giustamente, segna quel “di più” delle nostre produzioni.

 

 

Un marchio ad hoc potrebbe garantire il consumatore che “dentro questa forma di formaggio c’è anche un pezzo di trattore o di pompa per l’irrigazione rubata nell’azienda durante il suo ciclo di produzione”.

 

 

Insomma, un’altra eccellenza italiana, per ora così ingiustamente poco valorizzata.

 

 

E se questo numero minimo di furti non sei in grado di provarlo?

 

 

Peggio per te: datti da fare, contatta chi di dovere, perché con il Made in Italy non si scherza.

 

 

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