I consumi alimentari del primo trimestre e gli insegnamenti che danno

 

Come rilevato da una indagine Ismea-Nielsen pubblicata alcuni giorni fa, i primi tre mesi del 2018 vedono un deciso balzo in avanti del comparto dei proteici nelle scelte del consumatore italiano.

 

Buona notizia, ma buona notizia soprattutto per chi produce uova (+19%) e anche per chi produce carne (+5%). La crescita del lattiero-caseario, invece, è decisamente modesta:  +0,7%, confermando un trend non nuovo.
 

È la conferma che latte fresco e yogurt, così come nella loro tradizionale presentazione e offerta, soffrono un sempre maggiore disinteresse da parte delle nuove generazioni, che ora non sono più tanto nuove e cominciano a fare la spesa (al supermercato, online) e scelgono con i loro criteri.

 

 

Quali questi criteri?

 
Sempre la nota Ismea fornisce qualche interessante spunto.

 

Segnano una crescita importante tutti quei prodotti rivolti a un consumatore con specifiche esigenze di salute, di efficienza fisica, di lifestyle, di responsabilità sociale o di intolleranze, quei prodotti cioè che certificano direttamente sulla confezione la loro peculiarità (Bio, Veg, Ricco in.., Senza…).

 

In quest’ambito i Millenials (la generazione fino a 34 anni di età) risultano particolarmente sensibili ai prodotti “Cruelty free” e rispettosi di altri temi etici, mentre per i “Baby boomers” (50-64 anni) e per i “Great gen” (over 65), risultano più attrattive le certificazioni legate alla provenienza e al metodo di produzione, quindi il segmento “Bio” e “Dop”.

 
Sempre tra i trend emergenti, trovano più spazio nel carrello della spesa, prodotti legati alla cucina di altri Paesi come zenzero, curcuma, salse di soia, spaghetti di soia, tortillas, quinoa, che riflettono un consumatore sempre più multiculturale e attratto dai cibi etnici.

 
Quanto ai canali di vendita, infine, i dati Nielsen confermano la competizione esercitata dai canali digitali su quelli tradizionali. Dall’indagine emerge infatti che l’8% degli italiani (pari a circa 4.4 milioni di individui), ha utilizzato nel 2018 almeno una volta al mese i servizi on line di “Food Delivery” (consegna del cibo a casa cotto o in forma di spesa). Un’abitudine che coinvolge prevalentemente i consumatori nella fascia di età 25/34 anni.

 

 

Ora, dato che queste tendenze sono destinate inevitabilmente a crescere, moltiplicando l’importanza dei “nuovi”canali di acquisto e le differenziate modalità di fruizione, chi produce per vendere (chi ha una trasformazione aziendale, uno spaccio, o semplicemente un’idea in questo senso) non può non tenerne conto.

 

 

Servono prodotti con qualcosa di più, qualche cosa di nuovo, qualche cosa di riconoscibile, qualche cosa in cui sia possibile al consumatore identificarsi. Facile a dirsi, ovviamente, molto meno a farsi. Però è così  e lo sarà sempre di più.

 

 

drops-of-milk-2062100_640